Randagismo: fenomeno in diminuzione ma ancora diffuso

Dossier della Lav sul randagismo: un fenomeno in calo ma ancora diffuso in Italia, soprattutto al centro-sud. Ne parla Ilaria Innocenti, responsabile nazionale dell’Area Animali Familiari

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Estate è troppo spesso sinonimo di abbandono e di randagismo. La Lav ha provveduto a effettuare un nuovo censimento in Italia a dieci anni dall’ultimo resoconto nazionale sul randagismo datato 2006 e pubblicato nel 2008 dal Ministero della Salute. Non esistono però dati ufficiali resi pubblici che siano aggiornati e omogenei per questo fenomeno in apparente flessione ma ancora purtroppo diffuso nel Paese.

In base all’ultima stima diffusa dal Ministero della Salute nel 2012 i cani randagi in Italia sarebbero tra i 500 mila e i 700 mila. I gatti liberi sarebbero invece 2.604.379 secondo l’ultimo dato ufficiale del 2006. Avere dati completi e aggiornati sarebbe utile per monitorare questo fenomeno e adottare delle adeguate politiche di prevenzione. Durante un confronto interregionale sul randagismo voluto dalla Regione Lombardia, in Italia nel 2015 si sarebbero contati 131.302 cani detenuti nei canili.

Lo studio della Lav pubblicato nel 2017 è stato effettuato utilizzando i dati forniti dalle regioni e dalle province autonome che si riferiscono al 2016 e al 2015, e comparando i dati del 2016 a quelli diffusi dal Ministero della Salute relativi al 2006. Ed ecco emergere delle discrepanze tra nord e centro-sud Italia. Al centro-sud è ancora alto il numero dei cani che si trovano nei canili, senza contare i randagi non sterilizzati che continuano a riprodursi. Nel 2016 si è registrato un calo nel numero dei cani presenti nei canili rifugio rispetto al 2006 (da circa 107.000 a 79.000). Sono invece aumentati gli ingressi nei canili sanitari.

Il randagismo canino è contenuto nelle regioni del nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Valle d’Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano) e nelle colonie feline c’è una maggiore attenzione alla sterilizzazione. In Puglia, Sicilia, Basilicata e Lazio resta invece alto il numero di cani randagi. Per quanto riguarda i gattili, se ne contano 122 al centro-nord, mentre sono completamente assenti al sud.

Diminuisce anche il numero delle adozioni di cani nel 2016 (3.048 cani in meno rispetto al 2015) soprattutto al centro Italia, in Sardegna in particolare. Un aumento si è registrato invece in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise e Puglia.

“Nelle regioni del nord Italia il fenomeno del randagismo canino è piuttosto sotto controllo, – spiega Ilaria Innocenti, responsabile nazionale dell’Area Animali Familiari della Lav e autrice del dossier sul randagismo – mentre invece al sud c’è ancora una massiccia presenza di cani e gatti sul territorio. Questo impone delle misure specifiche per poter arginare il fenomeno: campagne d’identificazione (anagrafe) e sterilizzazione, non soltanto dei cani randagi ma anche una politica di agevolazioni sulla sterilizzazione dei cani inseriti in famiglia. Questo perché proprio i cani inseriti in famiglia sono tra i maggiori serbatoi del randagismo, soprattutto al sud dove gli animali vengono talvolta lasciati liberi di vagare sul territorio. Non sempre alle cucciolate si trovano adeguate sistemazioni, non sempre un’adozione può andare a buon fine. Per ogni cucciolata fatta nascere si sottrae la possibilità a un cane che è già stato abbandonato o vive in un rifugio di poter cambiare completamente vita e trovare una nuova famiglia. Inoltre, il randagismo ha dei costi estremamente alti per tutta la collettività e più animali trovano un’adozione, più i Comuni risparmiano. Promuovere le adozioni e la sterilizzazione è sicuramente un’arma vincente contro il randagismo e contro l’abbandono”.

L’estate, con la prospettiva della vacanza, è un periodo dell’anno in cui vengono abbandonati molti animali, a volte intere cucciolate. “L’abbandono è un reato che può costare fino a un anno di reclusione e fino a 10 mila euro di ammenda. – prosegue Ilaria Innocenti – Non si riferisce soltanto ai cani ma coinvolge tutti gli animali che abbiano acquisito abitudine alla cattività. Le percentuali di animali che riescono a sopravvivere all’abbandono sono basse, perché vanno incontro alla fame e alla sete, ai maltrattamenti e agli avvelenamenti, e non sono abituati a vivere la strada. Possono essere anche un pericolo per la sicurezza pubblica, finendo sotto le auto, causare un incidente e perdere la vita loro stessi”.

Avere un animale in casa è una gioia e una responsabilità e comporta dei costi. “Abbiamo in corso una campagna per la riduzione dell’Iva sulle prestazioni medico-veterinarie, – conclude – per abbassare i prezzi sui farmaci veterinari, che in confronto a quelli umani sono altissimi, e per aumentare la quota di detrazione delle spese veterinarie e dei farmaci dalla denuncia dei redditi”.