Rifarsi una vitanon è un capriccio

La Suprema corte: "Costituire una nuova famiglia è un diritto e non può essere limitato dal divorzio"

La Cassazione afferma che «non è possibile considerare il divorzio come limite oltre il quale il diritto alla costituzione di una nuova famiglia è destinato a degradare al livello di mera scelta individuale non necessaria».
Vale a dire, con sintesi da sillogismo: formare una famiglia è un diritto riconosciuto e tutelato dalla Costituzione; divorziare è un diritto per legge; poiché ciascuno può sposarsi e divorziare quante volte vuole, ciascuno ha il diritto di formare quante famiglie vuole. Il diritto al matrimonio peraltro, oltre che dalla Costituzione e dal nostro Codice civile, è approvato dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della Carta costituzionale europea.
Tuttavia, ogni matrimonio e ogni divorzio sono fonte continua di assunzione di doveri e acquisizione dei diritti. Soprattutto economici. Apparentemente cristallizzati nel vincolo matrimoniale o nella sentenza divorzile. Se l’articolo 143 del Codice civile impone a entrambi i coniugi la reciproca solidarietà morale e materiale, significa anche che i redditi a disposizione dei coniugi si devono condividere. Di conseguenza, al divorzio permane l’obbligazione post matrimoniale per la quale l’ex coniuge più forte deve continuare ad assicurare un tenore di vita, analogo a quello della convivenza, all’ex coniuge più debole non in grado di farlo da sé. È ovvio che lo stile di vita non potrà mai essere identico, se non altro perché entrambi hanno il diritto di mantenerlo e, non vivendo più insieme, duplicheranno la voce delle spese. Questo vale per i coniugi. I figli hanno il diritto di essere mantenuti, fino all’autonomia economica, da entrambi i genitori, in proporzione alle capacità di reddito e di spesa di ciascuno di loro.
Che cosa succede, però, se nel caso di queste vite, ormai lunghissime, si formano due o tre famiglie susseguentesi nel tempo, e dunque ci si trova ad avere mogli, ex mogli, figli di primo, secondo matrimonio e anche figli nati al di fuori di una legittima famiglia? I diritti e i doveri sono sempre gli stessi, ma la capacità di assolvere gli obblighi o la pretesa di vedersi soddisfatti i diritti, cambia inesorabilmente, «salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri». Così dice la Cassazione.
Finora, però, la giurisprudenza, amava dire, più o meno, in termini grezzi: «Hai voluto farti una nuova famiglia? Sapevi di avere a carico un ex moglie e due figli? Dovevi pensarci! Anche se chiedi la riduzione degli assegni cui ti eri obbligato col primo divorzio, non ti accontentiamo, perché ormai hai assunto quel carico economico e non consideriamo una valida ragione per fare stare male gli altri, il fatto che tu voglia accontentare i nuovi familiari».
La Cassazione ha rimesso le cose a posto, cioè ha parificato la dignità delle prime, seconde e terze famiglie, aprendo alla possibilità di rideterminare, equilibrandoli, con la discrezionalità del giudice, i diritti economici di tutte. E ciò ha fatto valorizzando proprio il diritto di ciascuno a costituire una famiglia o più famiglie.
Non è necessario, ma chi vuole deve poterlo fare, perché il formare la famiglia è un diritto fondamentale garantito da norme nazionali e sovranazionali. Che non può essere degradato a mero desiderio sentimentale, o ad accidente casuale, privo di presupposti e conseguenze giuridiche.
D’altra parte la Cassazione sta mostrando di adeguarsi, nell’interpretare le leggi della famiglia, all’evoluzione dei tempi. E stiamo vivendo un epoca storica del tutto priva di certezze incrollabili; anzi, caratterizzata dalla necessità compulsiva di zapping in tutti i settori dell’esistenza. Ragion per cui, ormai, bisogna imparare a fare affidamento solo su stessi, assumendosi le proprie responsabilità, diventando autonomi a prescindere da qualsiasi tutela legale, senza contare sulla sicurezza a vita degli assegni di mantenimento. Salva la provvidenziale sopravvenuta sterilità dell’ex marito o il nuovo ricco matrimonio dell’ex moglie.
Commenti
Ritratto di scriba

scriba

Sab, 24/03/2012 - 09:47

L' ORGIA DEI DIRITTI. Con il divorzio non è scoppiata solo la famiglia ma anche la crapa di tanti e soprattutto della cassazione. Nell' orgia dei diritti a scapito dei doveri, la follia delle leggi fatte per sentenza invece che dal buon senso, accade che gentarella come operai e impiegati spesso monoreddito, si mettano a sognare di essere sultani e di farsi l' harem differito, con diverse mogli in democratica turnazione. Nulla c'è di peggio del burino, dell' ignorante che sogna di essere un magnate, ed in più, supportato da sentenze irresponsabili e populiste emesse dall' oracolo della sapienza che cassa la ragione a beneficio del caos sociale. Italia, piccolo paesello con pepponi togati e non.

Ritratto di scriba

scriba

Sab, 24/03/2012 - 09:47

L' ORGIA DEI DIRITTI. Con il divorzio non è scoppiata solo la famiglia ma anche la crapa di tanti e soprattutto della cassazione. Nell' orgia dei diritti a scapito dei doveri, la follia delle leggi fatte per sentenza invece che dal buon senso, accade che gentarella come operai e impiegati spesso monoreddito, si mettano a sognare di essere sultani e di farsi l' harem differito, con diverse mogli in democratica turnazione. Nulla c'è di peggio del burino, dell' ignorante che sogna di essere un magnate, ed in più, supportato da sentenze irresponsabili e populiste emesse dall' oracolo della sapienza che cassa la ragione a beneficio del caos sociale. Italia, piccolo paesello con pepponi togati e non.

niklaus

Sab, 24/03/2012 - 10:08

"Ormai, bisogna imparare a fare affidamento solo su stessi, assumendosi le proprie responsabilità, diventando autonomi a prescindere da qualsiasi tutela". La De Pace parla come un avvocato che tratta la sciagura di un divorzio come una partita a scacchi e ritiene che la sola soluzione sia contare sulla propria iniziativa. Ma, volenti o nolenti, le condizioni in cui questo accade non si scelgono, ma in gran parte si subiscono, a meno di non buttare a mare le proprie responsabilità. Rifarsi una vita è un diritto? Che si risponda si o no e' irrilevante. La questione è: che vita?. Si può legiferare e pontificare sui diritti, ma quando la certezza dell'istituzione familiare crolla la legge può al massimo far da curatore fallimentare. Il resto sono pure scemenze. Con buona pace della De Pace.

niklaus

Sab, 24/03/2012 - 10:08

"Ormai, bisogna imparare a fare affidamento solo su stessi, assumendosi le proprie responsabilità, diventando autonomi a prescindere da qualsiasi tutela". La De Pace parla come un avvocato che tratta la sciagura di un divorzio come una partita a scacchi e ritiene che la sola soluzione sia contare sulla propria iniziativa. Ma, volenti o nolenti, le condizioni in cui questo accade non si scelgono, ma in gran parte si subiscono, a meno di non buttare a mare le proprie responsabilità. Rifarsi una vita è un diritto? Che si risponda si o no e' irrilevante. La questione è: che vita?. Si può legiferare e pontificare sui diritti, ma quando la certezza dell'istituzione familiare crolla la legge può al massimo far da curatore fallimentare. Il resto sono pure scemenze. Con buona pace della De Pace.

nonna.mi

Sab, 24/03/2012 - 10:19

Quello della famiglia intesa come valido aiuto a un vivere civile, sta subendo cambiamenti di ogni genere. Lungi da me la capacità di dare un giudizio perchè non ne ho certo la sufficiente esperienza, ma questa larghezza di possibilità di poter ulteriormente ingigantire il problema con l'assenso giuridico di moltiplicare le unioni famigliari con la massima libertà, ispirata dal concetto che tutti hanno il diritto di fare ciò che vogliono, mi sembra che invece di risolvere il difficilissimo problema lo complichi maggiormente; la libertà dei coniugi ha una enorme responsabilità ed è quella dei figli, esposti ,il più delle volte, a situazioni sconvolgenti e drammatiche di nuone vicinanze e situazioni per loro incomprensibili e dolorose :di questo sono sicura. Myriam

nonna.mi

Sab, 24/03/2012 - 10:19

Quello della famiglia intesa come valido aiuto a un vivere civile, sta subendo cambiamenti di ogni genere. Lungi da me la capacità di dare un giudizio perchè non ne ho certo la sufficiente esperienza, ma questa larghezza di possibilità di poter ulteriormente ingigantire il problema con l'assenso giuridico di moltiplicare le unioni famigliari con la massima libertà, ispirata dal concetto che tutti hanno il diritto di fare ciò che vogliono, mi sembra che invece di risolvere il difficilissimo problema lo complichi maggiormente; la libertà dei coniugi ha una enorme responsabilità ed è quella dei figli, esposti ,il più delle volte, a situazioni sconvolgenti e drammatiche di nuone vicinanze e situazioni per loro incomprensibili e dolorose :di questo sono sicura. Myriam

Ritratto di trebisonda

trebisonda

Sab, 24/03/2012 - 13:15

Mi dispiace, ma questa volta non sono d'accordo con la simpaticissima De Pace la quale a più riprese parla di diritti e non di doveri .Perchè non fare un cenno anche sulla vita che si trovano ad affrontare i poveri figli.Il divorzio è comunque un fallimento ed una ferita troppo dolorosa per poterne parlare con tanta disinvoltura come sembra faccia la BERNARDINI DE PACE .

Ritratto di trebisonda

trebisonda

Sab, 24/03/2012 - 13:15

Mi dispiace, ma questa volta non sono d'accordo con la simpaticissima De Pace la quale a più riprese parla di diritti e non di doveri .Perchè non fare un cenno anche sulla vita che si trovano ad affrontare i poveri figli.Il divorzio è comunque un fallimento ed una ferita troppo dolorosa per poterne parlare con tanta disinvoltura come sembra faccia la BERNARDINI DE PACE .

scardan123

Lun, 26/03/2012 - 15:54

Un GRAZIE ai giudici quindi, perché se fosse per la chiesa non avremmo nemmeno il diritto a divorziare, non dimentichiamolo mai. (diritto eh, non dovere: sono scelte individuali)