Rifiuti in fumo, la lunga giornata di San Vitaliano: il ministro Costa nel sito incendiato

Prima la protesta dei lavoratori licenziati, poi l'aggressione. E, per finire, l'arrivo del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. Il fuoco è stato spento nel sito di Ambiente Spa, restano i fumi tossici.

Ha assicurato che l’impianto è sotto controllo e che sarà effettuato il monitoraggio dei prodotti presenti nei campi agricoli circostanti. Prima di scappare via per l'appuntamento con il Consiglio dei Ministri, ha riferito di aver chiesto al ministro dell’Interno di considerare i siti di stoccaggio dei rifiuti al pari degli altri siti sensibili del Paese e di inserirli nei Piani coordinati di controllo del territorio. Si è conclusa con queste rassicurazioni la visita del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, al sito di Ambiente Spa, l’azienda in cui in cui l’altro ieri è divampato il mega incendio di rifiuti che ha sprigionato una nube tossica che ancora aleggia sul territorio. È arrivato nel primo pomeriggio a San Vitaliano e si è fermato per circa un’ora, prima di mettersi in viaggio. Delle lingue di fuoco che avevano divorato i capannoni dove erano stoccate balle di rifiuti, erano rimaste delle nubi di fumo.

Il fuoco è stato spento: vigili del fuoco e volontari della Protezione civile sono rimasti al lavoro per più di 24 ore. “La situazione all'impianto è sotto controllo, come ho potuto verificare di persona, e di questo ringrazio vigili del fuoco, carabinieri, Arpac e Asl per il lavoro svolto”, sono state le parole con cui ha esordito il ministro. Non sono mancate le polemiche: ad accompagnarlo all’interno, oltre ai titolari dell’azienda e alle autorità militari, c’erano esponenti del Movimento cinque stelle, finanche consiglieri comunali pentastellati di comuni limitrofi, mentre a un consigliere del vicino comune di Marigliano, Saverio Lo Sapio, non era stato consentito l’ingresso, così come ai componenti del giunta comunale di San Vitaliano, rimasti alla porta ad attendere. “Mi è stato impedito di entrare per poter dire quali sono le preoccupazioni della nostra città. Perché?” ha chiesto Lo Sapio. La risposta del ministro: “Non ci ho fatto caso”. “Il fuoco ha toccato, come stanno evidenziando le indagini, carta, cartone, legname, e anche delle plastiche. Il titolare ha detto che l’impianto è a norma e, ovviamente, spetta alle autorità competenti verificarlo”, ha dichiarato sull’incendio, all’indomani di una nota dell’Asl Napoli 3 Sud che ha sollevato non poche perplessità nella comunità locale. In merito al materiale andato a fuoco, il verbale riportava: “trattasi di materiali riferiti a carta, cartone e ingombranti di legno”. Le immagini circolate in rete e pubblicate sui giornali però nel frattempo avevano raccontato altro.

Gli abitanti di San Vitaliano e dei comuni limitrofi chiedono chiarezza. Al loro appello si è aggiunto quello della Chiesa: “Le Associazioni parrocchiali di Azione Cattolica di San Vitaliano, Marigliano e Scisciano, insieme alla Presidenza diocesana dell'Azione Cattolica di Nola, con il sostegno del vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, chiedono alle istituzioni competenti, agli organismi politici e amministrativi nazionali, regionali, metropolitani e comunali, alla magistratura, alle forze dell'ordine e di soccorso e alle autorità sanitarie di informare i cittadini in modo completo circa la reale entità dell'incendio. In democrazia, le popolazioni sono soggetti maturi e consapevoli che non meritano comunicazioni in contrasto con quanto si vede e si sente nell'aria”.

L’Arpac ha posizionato nelle ultime ore una centralina mobile nel posto in cui si è verificato l’incendio. Ha intanto comunicato che l’altro ieri i valori degli inquinanti monitorati non hanno superato la soglia limite. Un risultato sorprendente, in quella San Vitaliano meglia nera, secondo Legambiente Campania, per i frequenti sforamenti delle polveri sottili, prima che la spodestasse il vicino comune di Pomigliano d'Arco.

La puzza esalata dal grosso rogo ancora si sente nell’aria, fino ad almeno 3 chilometri di distanza, nonostante i fumi si siano quasi completamente diradati. I danni del maxi incendio sono evidenti anche nella piattaforma ecologica, dove balle di rifiuti continuano a fumare mentre si prova a corre ai ripari. Peppe, volontario della Protezione civile, nella serata di ieri ha così chiarito la situazione: “Cumuli e balle esterni sono domati e bonificati. Resta il problema dei materiali stoccati sotto i capannoni (uno è collassato). In pratica, domate le fiamme, un cumulo di spazzatura emana per ore, se non giorni, fumo denso bianco dovuto all'autocombustione (senza fiamma) ed al raffreddamento dei materiali, quindi l'unico modo per evitarlo è o smuovere i rifiuti con i mezzi pesanti o sotterrarli con il terreno. Purtroppo i Vigili del Fuoco per rischio crolli o collassi non possono accedervi con gli idranti, nè tantomeno possono addentrarsi le ruspe. Visto che è stato attivato un Coc, chiedo a chi di dovere: cosa aspetta la sala operativa per mandare un carro schiuma? La schiuma è l'unico modo per soffocare i cumuli”.

Ieri mattina fuori alla fabbrica si sono presentati alcuni ambientalisti della zona e sono rimasti in presidio per diverse ore. Nicola Napolitano, medico rappresentante dell’associazione Isde, ha annunciato che presenteranno un esposto alla Procura di Nola per chiede di fare chiarezza su quanto è accaduto. Enzo Tosti, della Rete di Cittadinanza e Comunità, fa affidamento sul ministro Costa e chiede che a pagare i danni di tragedie come quella di San Vitaliano sia chi inquina. A movimentare ancora di più la giornata in via Ponte delle Tavole ci hanno pensato ieri i lavoratori licenziati da Ambiente Spa, arrivati intorno alle 10,30 fuori alla piattaforma ecologica. Supportati dai lavoratori licenziati dalla Fiat Chrysler, guidati da Mignano, e dal Collettivo 48ohm, hanno alzato uno striscione e sono rimasti in presidio per un’oretta con lo scopo di far conoscere la loro vertenza di lavoro. Nel 2016 l’azienda mise fino al rapporto di lavoro con otto dipendenti: «In relazione al processo di trasformazione tecnologica con la conseguente automazione delle attività aziendali, ci siamo visti costretti ad instaurare una procedura di mobilità», scriveva il 18 febbraio di quell’anno. I lavoratori presentarono ricorso contro il licenziamento, da loro ritenuto illegittimo. Solo per tre di loro - Antonio, Sebastiano e Pellegrino - è ancora in corso il processo presso la sezione del lavoro del tribunale di Nola, con gli altri cinque è stato raggiunto un accordo in fase di conciliazione. Due di loro ieri erano fuori alla piattaforma a manifestare, l’altro ha problemi seri di salute che non gli consentono di partecipare a tutte le iniziative di protesta: ritengono di essere stati vittima di “confinamenti” e “ricatti” da parte dell’azienda. Mentre gridavano le loro ragioni, siamo stati aggrediti da un operaio che era al lavoro.

“Non darmi fastidio, perché mi dai fastidio. Altrimenti prendo te e quell’altro e vi faccio fare testa e testa. Riprendimi di nuovo e ti lancio la bottiglia in faccia”, ha detto, dopo avergli chiesto chiarimenti su quanto aveva urlato a uno dei lavoratori licenziati che stavano protestando. Ci allontaniamo. Riprendiamo il nostro lavoro. Mentre continuiamo a filmare, però, si avvicina con violenza e si scaglia contro buttando le mani addosso, riuscendo a colpire solo lo smartphone. Soltanto il giorno prima, un uomo, uscendo dall’azienda, aveva intimato di non filmare, e due donne avevano invitato a chiedere l’autorizzazione all’ingresso per poter effettuare riprese, il tutto mentre eravamo in una via pubblica, quella dove si stava consumando un disastro che stiamo provando a raccontarvi.