A Rimini la preside vieta jeans strappati e ciabatte a scuola

La preside dell'istituto Da Vinci Belluzzi di Rimini: "Bisogna recuperare decoro e rispetto. Forse abbiamo allargato le maglie un po' troppo"

"Ogni luogo comporta un atteggiamento adatto, esistono contesti formali e informali, in base a cui si sceglie come vestirsi": parole sacrosante che potrebbero sembrare ovvie, quasi banali, ma che forse non è inutile ripetere, pensa la preside dell'istituto Da Vinci Belluzzi di Rimini.

La dirigente scolastica, intervistata dal Corriere della Sera, spiega perché ha deciso di introdurre un codice di abbigliamento per i ragazzi del suo istituto, dopo che con gli anni i look si sono fatti via via sempre meno consoni all'istituzione scolastica.

Basta quindi jeans strappati, magliette stracciate, pantaloncini corti, cappellini e ciabatte: regole elementari di rispetto per il luogo dove si studia, per gli insegnanti, gli altri studenti ma soprattutto per sé stessi. "Non ingeriamo nella vita dei privati né ne facciamo una questione estetica - ragiona la preside - Ma decoro e rispetto vanno recuperati. Forse abbiamo allargato le maglie un po' troppo e invece gli studenti devono ricordare che la scuola è un'istituzione pubblica, dove si trasmettono valori e dove si educa a principii."

La linea rossa è appunto tracciato fra l'interno e l'esterno delle aule: "Se vanno in gita, o al parco, o al pub, possono fare quello che vogliono". E a chi la accusa di eccessiva severità la dirigente scolastica risponde: "Così li prepariamo al futuro".

Commenti
Ritratto di Nahum

Nahum

Gio, 14/09/2017 - 11:06

e fanno bene ...; un minimo di decoro si impara a scuole se la famiglia noné in grado di insegnarlo

Holmert

Gio, 14/09/2017 - 12:30

Noi al liceo classico, avevamo il preside che si metteva sul portone d'ingresso,quando entravamo a scuola. Guardava tutti,specie i capelli e le scarpe. Poi quelli che non erano in ordine, li portava nel suo studio e li invitava a tenersi pulite le scarpe e ad andare dal barbiere. Se non lo avessero fatto, non li avrebbe fatti entrare a scuola. Strano a dirsi, ma allora i genitori erano con il preside e la stampa si guardava bene dal contestare l'operato di un educatore scolastico. Per quanto mi riguarda, cresceva allora una gioventù di sani principi e la droga era sostanza sconosciuta .Ci scappava qualche sigaretta, di nascosto, ma guai se lo avessero saputo i genitori. Ora sì che sono liberi i nostri giovani,liberi e fatti. Non è forse la nostra una democrazia e non è forse fascista un preside così,secondo la vulgata?

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stenos

Gio, 14/09/2017 - 12:42

Giusto.

jaguar

Gio, 14/09/2017 - 13:06

Sono d'accordo.

Ritratto di mbferno

mbferno

Gio, 14/09/2017 - 13:45

E mi pare giusto, sono a scuola mica in spiaggia. Il risultato di aver concesso tutto ai giovani è sotto gli occhi di tutti. E per quanto riguarda i maschi,dovrebbe tornare pure la leva obbligatoria.

Silvio B Parodi

Gio, 14/09/2017 - 13:49

sarebbe ora in tutte le istituzioni: DECORO, non solo a scuola ma pensate quel giudice di sinistra che si presenta in tribunale con ciabatte calzoni corti e T short rossa, ed emette le sentenze, in nome del popolo italiano???? Visto in una foto postata su internet.

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dr.Strange

Gio, 14/09/2017 - 13:50

dovrebbe valere per tutte le scuole italiane e dovrebbe essere considerato normale

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maucom

Gio, 14/09/2017 - 14:56

Ecco! Bene! Era ora, solo che ... si preparino presidi e professori per la reazione dei centri sociali! nGruppi di sinistra, azioni givanili di sinsistra e ANPI (che si infila sempre). Perche` a loro piacciono i jeans strappati (firmati).

frabelli1

Gio, 14/09/2017 - 16:04

Finalmente un po' di buon senso