Rinnovabili, rischio bonaccia E l'eolico chiede chiarezza

Le rinnovabili volano nel mondo ma in Italia l'eolico scalpita. Il nostro Paese è all'avanguardia nella tecnologie. Un esempio virtuoso è Erg: primo produttore di energia eolica in Italia, è fra i primi dieci in Europa. E a ottobre Erg Renew ha firmato un accordo per acquisire undici parchi eolici in Francia e sei in Germania. Ma il settore chiede chiarezza per svilupparsi. Secondo la Relazione sullo stato della Green economy in Italia, nel 2014 come nel 2013 c'è stato un crollo degli investimenti. È l'allarme lanciato dall'Anev, l'associazione nazionale energia del vento, in occasione di Ecomondo KeyWind e in vista dei negoziati della Conferenza sul Clima di Parigi che definiranno il paradigma energetico per gli anni a venire. Secondo l'associazione, l'Italia rischia di trovarsi impreparata mentre il Governo non sta adottando politiche efficaci al punto che il settore eolico è in attesa del decreto attuativo da circa un anno e vive una fase di stallo. «L'Italia - fa sapere Anev - rischia di nuovo di restare indietro nella lotta al cambiamento climatico, pur avendo tutte le risorse per poter fronteggiare questa battaglia, considerando che il solo eolico con la produzione di 13Twh di energia pulita al 2014 ha consentito il risparmio di 19 milioni di barili di petrolio, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2risparmiate». Non vanno trascurate le implicazioni occupazionali di questa crisi «che sono penalizzanti per un comparto che conta oggi circa 32.000 occupati e con un potenziale di 67.010 unità al 2020». Per Anev, il Governo deve adottare subito politiche incisive ed efficaci per allinearsi alle esigenze internazionali in tema di sostenibilità, rinnovabili, ambiente e clima. «In Italia c'è una politica ancora strabica spiega il presidente di Anev Simone Togni - gli obiettivi fissati son sufficienti ma si sconta un ritardo». Sono 9mila i megawatt di eolico installati. Obiettivo è arrivare a 12.680 nel 2020, indicati nel piano nazionale che il governo ha mandato a Bruxelles. «Per tutte le altre fonti è stato raggiunto o superato, sull'eolico siamo ancora in ritardo. Eppure l'Italia è all'avanguardia nel settore. Esporta tecnologia - spiega Togni - Ma non ha ancora gli strumenti normativi per avviare nuovi impianti. E quindi per programmare gli investimenti. La scorsa settimana è arrivato l'ok della conferenza unificata e ora il testo sta per essere inviato a Bruxelles per il parere finale». Gli imprenditori del settore aspettano la firma e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale». L'Anev è nata nel 2002 e ha 75 imprese associate, gli addetti sono decine di migliaia e l'eolico secondo il presidente è vicinissimo a non aver più bisogno di incentivi. I problemi che riscontra sono di natura burocratica, normativa e amministrativa: «Gli iter autorizzativi riflette Togni - durano fino a 5 anni. E si riscontrano difficoltà anche per l'ammodernamento degli impianti. L'Anev ha sottoscritto con le associazioni ambientaliste un protocollo che impegna gli imprenditoria impiegare le migliori tecniche per evitare l'effetto selva. Ed è previsto nella legge l'obbligo a versare una fideiussione che copra lo smontaggio degli impianti alla fine dei 20 anni di vita». L'urgenza ora è la certezza del quadro in cui operare. Il decreto doveva regolamentare i nuovi impianti nel biennio 2015-2016. Appena firmato questo decreto, per i rappresentanti della categoria, gli uffici del governo dovrebbero rimettersi al lavoro sul successivo. «Dobbiamo abbassare i costi con una seria programmazione» conclude Togni.