Quel Rione popolare nascosto dietro piazza del Plebiscito

A pochi metri da piazza del Plebiscito a Napoli c'è un piccolo mondo poco conosciuto e che racchiude tutte le contraddizioni di Napoli

Piazza del Plebiscito sembra quasi abbracciare Napoli e il suo popolo. La zona è piena di turisti nonostante il caldo. A pochi metri esiste però un piccolo mondo poco conosciuto e che racchiude tutte le contraddizioni di Napoli: il Pallonetto di Santa Lucia e la zona di Monte di Dio.

Per scoprirlo bisogna inerpicarsi sopra le scalette che partono sul lato sinistro del colonnato della piazza. Dietro la chiesa, che ricorda il Pantheon romano e il colonnato non troppo dissimile da quello che il Bernini a progettato per il Vaticano, si nasconde il monte Echia. Su questa collina tufacea e dalle pareti scoscese fu fondata la colonia greca di Neapolis.

La storia antica

Sul monte Echia si aprono numerose grotte abitate sin dalla preistoria. Durante i secoli ebbero moltissime funzioni diverse, a un certo punto divennero sede di riti mitriaci al tempo dei romani e di cenobiti nel Medioevo. Secondo molte leggende in queste cavità si tenevano anche particolari riti orgiastici in cui si rappresentava "l'incontro tra una menade incoronata da un’alga marina e un jerofante agghindato da uomo pesce che la fecondava". Sicuramente, al di la delle leggende o degli antichi riti pagani, secondo molte testimonianze storiche, le grotte furono utilizzate per secoli come rifugio per amori furtivi o momenti di carnalità, tanto che il viceré Pedro da Toledo le fece murare.

Al tempo dei romani qui sorgeva la villa di Lucio Licino Lucullo che si estendeva fino al Maschio Angiono e l'isola di Megara, l'attuale Borgo Marinari. Secondo gli archeologi la villa era "dotata di laghetti di pesci e di moli che si protendevano sul mare, di una ricchissima biblioteca, di allevamenti di murene e di alberi di pesco importati dalla Persia, che per l'epoca erano una novità assieme ai ciliegi che il generale aveva fatto arrivare da Cerasunto. Le feste che Lucullo organizzava nella sua proprietà erano talmente proverbiali che ancora oggi si utilizza il termine luculiano per indicare pranzi o cene estremamente fastosi.

Il Rione dei pescatori

Una delle zone più belle del quartiere sono i lati che oggi danno sul Lungomare Caracciolo. Prima che nell'Ottocento si costruisse questa parte di città, utilizzando terreni strappati al mare, le onde lambivano la collina di Echia. La zona chiamata il Pallonetto di Santa Lucia non era altro che il quartiere dei pescatori. Un presepe di case e grotte che dal mare si arrampicava fino in cima alla collina. Le case avevano di solito un piano terra utilizzato come rimessa per le barche, mentre il secondo piano era adibito a casa. Oggi è difficile immaginare i pescatori che a torso nudo risalgono le scale affaticati con il pescato del giorno o che riparano le reti. Le loro voci e storie si sono perse nel tempo, evaporate anch'esse sotto il sole meridionale. Di questo mondo antico e popolare rimangono tracce nell'architettura, ma al posto del mare vi sono le borghesi palazzine ottocentesche di Chiaia e del Lungomare.

I mestieri manuali

La collina nascosta tra le benestanti piazza del Plebiscito e il quartiere di Chiaia nasconde ancora però un piccolo quartiere molto popolare. Un mondo sempre più ristretto, ma in cui è ancora possibile incontrare alcuni volti che si sarebbero potuti incontrare secoli fa nelle stesse viuzze. Qui si possono scoprire semplici, ma ottime pizzerie come la Pavia, fruttivendoli, alimentari e artigiani. Napoli ha saputo mantenere un'altissima tradizione artigianale che va dagli artisti dei presepi, ai restauratori, ai falegnami, ai fabbri. Oggi a questi settori tradizionali si sono aggiunti nuovi lavori artistici e manuali, come i tatuatori, gli artisti di piercing e perfino i maestri di fitness e le palestre. Tutte professioni in cui arte, materia e corpo hanno una notevole importanza e che nascondono codici culturali e tradizioni ben precisi agli occhi di un'antropologo. Sia che siano fenomeni antichi, come l'arte presepiale o del restauro, che moderni come piercing, tatuaggi e cultura del corpo.

Napoli eccelle anche nelle pasticcerie popolari, ogni differente stagione o festa ha il suo dolce.

I palazzi nobiliari, le accademie e gli istituti culturali

Il quartiere nasconde anche palazzi nobiliari di straordinaria bellezza come Palazzo Serra Cassano costruito dall'architetto barocco Ferdinando Sanfelice, che fu forse il più grande architetto napoletano del 1600. Sue sono anche le splendide scale di Palazzo dello Spagnolo e di Palazzo Sanfelice nel Rione Sanità.

Il portone storico dell'edificio su via Egiziaca è chiuso dal 1799, in segno di lutto e di protesta per il figlio del principe Serra di Cassano, Gennaro, giustiziato per essere stato simpatizzante delle Repubblica Napoletana del 1799. Oggi nel palazzo si entra da Monte di Dio. Lo spirito illuministico del luogo non si è mai perso, tanto che è sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato, tra gli altri da Gerardo Marotta, da poco scomparso. L'istituzione con la sua preziosissima biblioteca è oggi a rischio e il figlio dell'avvocato Marotta, Massimiliano, ha da poco lanciato l'idea di trasferire l'istituto a Scampia. Questo per proseguire il prezioso lavoro del padre con le nuove generazioni.

Un altro luogo molto importante che sorge su questo sperone di tufo dove la storia di Napoli ebbe inizio è la Scuola Militare della Nunziatella che qui nacque il 18 novembre 1787 come Reale Accademia Militare ed è uno dei più antichi istituti di formazione militare d'Italia e del mondo.

In questo piccolo sperone di roccia tufacea, chiamato monte Echia, è possibile leggere la storia di Napoli e delle sue mille contraddizioni.

Commenti

fifaus

Sab, 08/07/2017 - 18:15

però, certi refusi non sono ammissibili...

forbot

Sab, 08/07/2017 - 20:48

e non avete detto un'altra eccellenza di P.za del Plebiscito: Sul lato sinistra della Piazza, stando con le spalle rivolte al Palazzo Reale, nel Palazzo della Marina Militare, dal suo interno, si scende, nel sottosuolo ad una profondità enorme, al livello del mare, quasi cento metri. -Non è possibile raccontare tutto quanto esiste laggiù.- A volte, troppo spesso, si dileggia la città e i suoi abitanti; meglio sarebbe fare sempre le dovute distinzioni per non passare per superficiali.