Risarcimenti incidenti, così due avvocati truffavano i parenti delle vittime

Una truffa ben ideata quella di due avvocati romani e i loro collaboratori, messa in piedi raggirando i parenti di persone morte sulle strade della capitale

Due milioni di euro sottratti alle vittime di incidenti stradali. Una truffa ben ideata quella di due avvocati romani e i loro collaboratori, messa in piedi raggirando i parenti di persone morte sulle strade della capitale. Come? “Facendo firmare ai loro clienti - spiegano gli inquirenti - delle speciali procure in modo da ricevere direttamente i risarcimenti versati dalle compagnie assicurative e ottenere la piena disponibilità delle somme”. Cifre che si aggirano attorno al mezzo milione di euro ognuna. Di queste, poi, soltanto una minima parte veniva consegnata ai legittimi beneficiari, secondo le indagini della Guardia di Finanza, ingannandoli sugli importi effettivamente risarciti. Un’operazione a tratti delicata quella delle Fiamme Gialle romane, chiusa con accuse gravi, truffa e appropriazione indebita aggravata, nei confronti di due “principi” del Foro, Giuseppe M. e Maurizio M. nonché i rispettivi collaboratori, Luigi E. e Sorin Costantin A. “I quattro indagati, dopo la chiusura delle indagini preliminari, sono in attesa dell’eventuale rinvio a giudizio” spiega il maggiore Roberto Lupo del Nucleo di Polizia Tributaria che, assieme al tenente colonnello Pietro Sorbello, ha avviato e condotto le indagini sui legali romani e i loro clienti. La storia comincia quando un impiegato di banca blocca un cliente di cittadinanza romena allo sportello. L’operazione è a dir poco sospetta: il prelevamento in denaro contante di 600mila euro. Cosa ci si doveva fare con una somma del genere e, soprattutto, a cosa sarebbe servita? I primi sospetti si rivelano solo in parte infondati: l’uomo avrebbe pieno diritto al prelevamento della somma in quanto si tratta di parte di un risarcimento per un congiunto falcidiato da un’automobilista ubriaco. Ma la cosa insospettisce comunque i finanzieri del comando provinciale che approfondiscono la questione, sequestrando, in via d’urgenza, il denaro. Cosa era successo? Il poveretto, inconsapevole dei rischi, aveva firmato una delega al proprio avvocato per ottenere direttamente il bonifico. La somma effettivamente versata alle vittime veniva, poi, ridotta di un terzo se non, addirittura, dimezzata. Come nel caso di uno straniero cui vengono versati 135mila euro su un totale di 270mila euro, oppure una situazione analoga dove su una somma totale di 641mila ai malcapitati arriva solo la metà. Il denaro sottratto con l’inganno, sempre secondo il lavoro investigativo della Guardia di Finanza, veniva in parte reimpiegato per elargire finanziamenti alla clientela a titolo di anticipazione di potenziali risarcimenti per sinistri. Complessivamente sono stati sottratti alle vittime del raggiro un milione e 800mila euro, di cui circa un milione e 300mila euro oggetto di autoriciclaggio. La banda dei quattro dovrà rispondere, inoltre, del reato di attività finanziaria abusiva in quanto l’erogazione dei finanziamenti ai clienti è stata svolta senza alcuna autorizzazione.