La sanità è in rivolta per i tagli ma il governo incassa la fiducia

Via libera del Senato alla scure di oltre 2,3 miliardi con 163 sì Medici e governatori annunciano battaglia: «Lapide sulla salute»

RomaOspedalieri e medici di famiglia pronti ad un autunno caldissimo contro un governo che, accusano, mette in ginocchio la sanità pubblica. Questa volta il nemico dei camici bianchi non è un nuovo virus ma il dl sugli enti locali approvato ieri in Senato grazie al voto di fiducia con 163 sì e 111 no. Ora il testo passa alla Camera per il via libera definitivo.

Il dl prevede una drastica riduzione delle prestazioni ambulatoriali: meno visite, meno ecografie, meno analisi. Aumento invece dei ticket sanitari e giro di vite sui giorni di ricovero. Insomma meno prevenzione e meno possibilità di cura per risparmiare in tutto 10 miliardi nei prossimi 5 anni. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin non li vuole chiamare tagli ma non c'è dubbio che il diritto alla salute dei cittadini italiani con l'approvazione del maxiemendamento si riduce. Non solo. Il dl, approvato con l'ennesimo ricorso alla fiducia, ignora oltre al ruolo del Parlamento anche il parere contrario degli operatori del settore come è già avvenuto per la riforma scolastica. Il voto di fiducia serve a cancellare un dissenso che per il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi non esiste. La Boschi al contrario della Lorenzin parla di «tagli» in riferimento ai 2,3 miliardi in meno nei prossimi tre anni che però, precisa, «sono stati concordati con le Regioni». Peccato che i governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Roberto Maroni, abbiano promesso battaglia. «Tagliare 10 miliardi alla sanità senza applicare i costi standard significa dichiarare guerra alle regioni virtuose alla Lombardia in primo luogo - attacca Maroni - Non intendo accettare di dover chiudere gli ospedali per coprire i buchi della Sicilia». Ma è tutto il mondo della sanità a ribellarsi ad un dl che viene giudicato una lapide sul diritto alla salute dei cittadini. «La sanità pubblica è il bancomat del governo», accusa l'Anaao Assomed, il maggior sindacato della dirigenza medica pubblica che chiede ai pazienti un'alleanza per salvaguardare la funzione del servizio sanitario nazionale, e si dice pronto ad una mobilitazione ad oltranza in autunno. «Anche se dal 2010 al 2014 il settore sanità ha già dato 31 miliardi di euro - insiste l'Anaao - Ora si prevedono tagli ulteriori per 7 miliardi fino al 2017». Anche i medici di famiglia sono sul piede di guerra, Fimmg e Simg. «I risparmi ottenuti tagliando ciecamente risorse alla sanità verranno dilapidati nei prossimi anni perché i cittadini godranno di una salute peggiore», profetizza il presidente Simg, Claudio Cricelli.

Ma la Lorenzin (cui spetta la definizione dei decreti attuativi in tempi brevi) insiste nel parlare di risparmi da realizzare con il taglio delle prestazioni «inappropriate» che costano all'anno 13 miliardi. Il medico «colpevole» di un eccesso prescrittivo di esami inutili però potrà evitare di dover rimborsare di tasca sua il servizio sanitario nazionale se riuscirà a motivare adeguatamente le proprie scelte. Verranno rinegoziati i contratti per le forniture sanitarie in tutte le Regioni e l'ente locale sarà libero di recedere il contratto in mancanza di accordo. Non solo. L'eventuale sforamento dal tetto di spesa sanitaria regionale sarà posto a carico delle aziende fornitrici di dispositivi medici per una quota crescente dal 40% nel 2015 al 50 nel 2017. Da ridiscutere il prezzo dei farmaci da parte dell'Aifa che punta a ridurre il prezzo di rimborso a carico del ssn. Arriva anche la polizza Giubileo per i pellegrini che con 50 euro si garantiranno l'eventuale assistenza sanitaria senza costi aggiuntivi.