Alla Sapienza assunti moglie e figli del rettore. Bari e Napoli hanno record di favoritismi

Sembra non ci sia modo di guarire dal male del nepotismo, le cui radici affondano anche nell'educata comunità accademica italiana

È una della grandi piaghe dell'Italia, di cui ciclicamente si torna a parlare. Sembra non ci sia modo di guarire dal male del nepotismo, le cui radici affondano anche nell'educata comunità accademica italiana. E della cui gravità è consapevole l'Autorità Nazionale Anticorruzione che, nell'aggiornamento 2017 al Piano Nazionale Anticorruzione, scrive: «Il localismo nel reclutamento, oltre a compromettere gravemente l'imparzialità del sistema, equivale a chiusura dei singoli atenei, non solo a soggetti meritevoli di altre università italiane, ma anche ai soggetti provenienti da università straniere e riduce gravemente la mobilità tra università diverse, uno dei punti di forza per assicurare libertà e qualità alla ricerca». Per proseguire poi con un elenco di «possibili misure» da implementare da parte dei singoli atenei. Un invito che le notizie dell`indagine di Firenze rendono più urgente che mai. Questo infatti è solo l'ultimo di una lunga teoria di casi di nepotismo che caratterizzano l'università italiana. Forse quello più eclatante è la vicenda di Bari il cui sistema universitario per ben tre volte, a distanza di pochi anni, viene coinvolto in indagini della magistratura su possibili atti di nepotismo: nel 2004 cardiologia è interessata da un`ondata di arresti e indagini che però si arena in un nulla di fatto 12 anni dopo, per sopravvenuta prescrizione del reato. Sempre al Policlinico, nel 2007, si assiste alla stessa storia: indagini e arresti dopo la scoperta nella scrivania di un docente di una lista con i concorsi banditi in diversi atenei d'Italia e i nomi dei loro futuri vincitori. Stessa storia, stessa conclusione: dopo 9 anni prescrizione e nulla di fatto, con tutti i docenti e i ricercatori coinvolti seduti al loro posto. Il terzo caso stavolta coinvolge giurisprudenza con proclami roboanti della procura che arriva a parlare di «cupola di giuristi» per raccontare del sistema clientelare in essere tra docenti di diritto. E sempre la solita fine: oltre sessanta indagati ma dopo 7 anni nessun rinvio a giudizio, molte archiviazioni e prescrizioni. Ma non è solo Bari a essere protagonista di questa epidemia di malagestione. Anche Napoli, oggetto non solo delle indagini di ieri sui docenti di diritto ma anche delle attenzioni della magistratura su sospette compravendite dei test di medicina, per rimanere alle cronache di questo settembre. O la Sapienza di Roma, il cui rettore viene indagato dalla procura per abuso di ufficio dopo che si scopre che l'università ha assunto sia la moglie che i figli. Pratiche opache portate avanti anche dal suo successore senza che comunque la magistratura ne abbia sanzionato i comportamenti. Una situazione endemica analizzata in uno studio del 2016 di Stefano Allesina, professore a Chicago, che incrociando i dati sui nomi degli assunti nelle università italiane ha evidenziato un fenomeno diffuso in tutta Italia, specialmente al sud, e che contribuirebbe a spiegare l'espatrio di molti ricercatori italiani.

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Mar, 26/09/2017 - 11:03

Se nessuno dice nulla, se nessuno denuncia questo sistema, come l'erba cattiva, non può che continuare a proliferare. Se si dovessero estirpare tutte le erbe cattive azzereremmo quasi gran parte della PA e delle nomine nella Scuola e negli ospedali.

Ritratto di Anna 17

Anna 17

Mar, 26/09/2017 - 12:23

Massa d'ipocriti. Prima il sei e/o 18 politico produceva dei somari, così si producono somari patentati.