Sassuolo-Atalanta, i destini incrociati

L'Inter è tornata a vincere, la Juventus ha scoperto che Pjanic può essere decisivo, il Milan ha trovato Lapadula con un gol di tacco. Eppure la partita simbolo di ieri è stata un'altra: Sassuolo-Atalanta 0-3. Perché segna l'incrocio dei destini, l'inversione dei ruoli. Ciò che l'anno scorso è stato il Sassuolo, quest'anno è l'Atalanta: la squadra che costruisce un'identità precisa in estate, la porta in campo, la rende gioco e la trasforma in risultati. Giovani nati nelle giovanili della stessa Atalanta e calciatori esperti, sei italiani su 11 titolari, 9 sui 14 entrati in campo in totale. Più uno (Kessiè) che non è italiano, ma che è stato preso un anno e mezzo fa per essere aggregato alla primavera e oggi è uno dei calciatori più interessanti dell'intero campionato.

L'Atalanta è un esempio di gestione intelligente del denaro e delle risorse, è la dimostrazione che i piccoli che pianificano, organizzano, lavorano per alimentare se stessi e il proprio futuro possono competere anche con i grandi. Oggi è quarta a pari punti con la Lazio, davanti al Napoli che ha battuto, così come ha fatto con l'Inter. Assomiglia al Sassuolo dello scorso anno che quest'anno fatica probabilmente più per il doppio impegno campionato-Europa League che per altro. I 13 punti in classifica sarebbero in realtà 16 sul campo, perché tre li ha persi per un errore amministrativo che è costato lo 0-3 con il Pescara. La realtà quindi è il 16° posto e qualche ansia. Ciò che non ha l'Atalanta, invece, lassù. Con un'idea che a oggi non ha nessun altro club in Italia. Ovvero: costruisco i giovani non con l'idea che vincano da giovani, ma con quella di portarne il più possibile in prima squadra. Che sia l'Atalanta stessa o altre squadre di A in Italia o in Europa. Ancora oggi è la squadra italiana che ha più ragazzi nati nel suo vivaio che oggi sono nelle rose dei club di prima divisione nei campionati europei. Significa patrimonio tecnico ed economico. Significa potere avere risorse anche qui tecniche ed economiche per giocarsela sempre. Perché quei ragazzi o li usi tu o li vendi e con i soldi ricavati costruisci squadre che alimentano sempre quell'identità. I punti in classifica sono il risultato più evidente. Non è detto che siano il più importante.