Dalla scomparsa di Loris al fermo della madre

In dieci giorni di indagini sulla morte di Andrea Loris Stival tutti gli indizi portano a Veronica Panarello

Svolta nelle indagini per l’omicidio del piccolo Andrea Loris Stival. La madre, Veronica Panarello, dopo un lungo interrogatorio in procura, è ora in stato di fermo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

Tutto inizia la mattina del 29 novembre quando Loris, che frequenta la terza elementare all’istituto "Falcone e Borsellino" di Santa Croce Camerina, scompare. Il suo corpicino viene ritrovato senza vita alle cinque del pomeriggio in un canalone di scolo. È senza slip e con i pantaloni slacciati. Anche se da un primo esame autoptico, sembra non avere subito abusi sessuali. La morte, secondo l’autopsia, è avvenuta per strangolamento con una fascetta di plastica.

a lanciare l’allarme della scomparsa del figlio è proprio la giovanissima madre, Veronica Panarello, 25 anni appena. Che, però, fornisce diverse versioni degli ultimi spostamenti con il figlio. Da qui i "buchi neri" che non convincono gli investigatori.

A fare ritrovare il corpicino è Orazio Fidone, 65 anni, ex impiegato dell’Enel e cacciatore per passione. L’uomo è l’unico iscritto, "come atto dovuto", nel registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona e omicidio volontario.

A smentire le versioni della madre del bambino, nel corso delle indagini, sono le telecamere piazzate nel piccolo comune del ragusano. Gli orari indicati dalla madre non combaciano con quelli delle telecamere viste e riviste dagli investigatori. Poliziotti e carabinieri di rango, molti dei quali inviati anche da Roma.

Ieri sera la svolta, con l’interrogatorio di Veronica Panarello in procura a Ragusa sentita dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota e il fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere "per gravi indizi di colpevolezza". La donna però continua a negare tutto.

Commenti
Ritratto di Farusman

Farusman

Mar, 09/12/2014 - 11:58

Speriamo non sia lei: neppure le belve uccidono le proprie creature.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 09/12/2014 - 17:09

Le indagini per lo sfortunato Loris sono ben fatte, perchè in tempi ragionevoli, al contrario di quelle "contro" Bossetti e "contro" Stasi. Dov'è la differenza? Semplice i detectives sono della stessa appartenenza culturale degli indagati e perciò hanno la stessa sensibilità umana. Infatti l'Italia era fatta anche nell'800, ma molti italiani no. La prova del nove è nel caso Tortora, che pur essendo di sangue napoletano verace era di cultura risorgimentale e perciò fu perseguitato dal revanchismo di stampo neo-borbonico. Invece nel caso Stasi invece la giudichessa sembra guastata da una sotto-cultura femministica, probabilmente inculcatale con iniziazioni erotico-emancipative durante le squallide occupazioni scolastiche stile BR. Morale: i magistrati e gli imputati devono condividere la stessa cultura, se no sono dolori.