Lo scoprono anche i giudici: donne over 50, c'è ancora sesso

M entre l'uomo va «dritto» al sesso, la donna arranca per il «diritto» al sesso. Viagra, Chalis, Levitra, alghe orientali, filmini, pompette e preghiere. Qualunque cosa, pur di consentire a un uomo di avere un amplesso fino a novant'anni (o almeno qualcosa di simile: di certe cose, la misura esatta, è (...)

(...) meglio non conoscerla). Il mondo intero si agita a bordo materasso per tifare e incitare un plurisettantenne che tenta un'erezione, che lotta per la riuscita.

Ma se è di utero che si tratta, la faccenda cambia. La scadenza si anticipa senza remore. Il pubblico abbandona le corde, si chiude l'incontro e si getta la spugna... Una donna di cinquant'anni? Riformata dal sesso non per piedi, ma per libido piatta. Esonerata per raggiunti limiti d'età. Che si accontenti di notti senza peccato e si faccia passare le febbri inconfessabili, quella smaniosa. Perché mai una femmina che non può più rimanere incinta, dovrebbe ambire a smancerie sotto le lenzuola? Il suo tempo è finito. Scaduto. Kaputt.

E invece no. «Il sesso è mio e me lo gestisco io» tocca riscendere in piazza a urlare brandendo i pugni (per chi se lo fosse perso la prima volta). È sfinente come se tutto ciò che avviene sul corpo delle donne debba essere espressamente sancito da un diritto. Ma tant'è... Prima l'utero, adesso il clitoride. È sempre qualcun altro a volere decidere. Come quei giudici portoghesi della Corte suprema amministrativa che avevano deciso di abbassare di un terzo il risarcimento di 80mila euro accordato a Maria Morais. La donna, oggi 72enne, era stata operata all'utero nel 1995, quando aveva cinquant'anni. L'intervento aveva causato gravi effetti collaterali: forti dolori, perdita di sensibilità tra le gambe, incontinenza, difficoltà a camminare, a sedersi e ad avere rapporti sessuali. Il risarcimento era appunto stato fissato a 80mila euro, ma, secondo i giudici, visto che la donna aveva già due figli e visto che l'operazione era avvenuta «ad un'età in cui il sesso non è così importante come negli anni precedenti», avevano proposto di ridurre la cifra.

I giudici di Strasburgo non sono stati però della stessa opinione: «La questione dibattuta» hanno infatti scritto nella sentenza «non è la mera considerazione dell'età o del sesso, ma l'assunzione che la sessualità non è così importante per una donna di cinquant'anni e madre di due bambini rispetto a una più giovane. Questa assunzione riflette un'idea della sessualità femminile legata essenzialmente a scopi riproduttivi e ignora la sua rilevanza fisica e psicologica per la piena realizzazione della donna come persona».

La donna come persona... «Com'è umano lei» avrebbe detto il povero Fantozzi. E, in effetti, tocca pure ringraziarli i giudici di Strasburgo (che peraltro si esercitano sui temi più disparati, persino troppi temi) per averci preso la temperatura nelle viscere e aver stabilito che sì, a cinquant'anni, il paziente è ancora (sessualmente) vivo. Ma c'è voluta una sentenza, ci sono voluti i giudici e c'è voluto perfino Strasburgo. E quindi capirete bene che questa è esattamente una di quelle buone notizie che contento non ti lascia.