Scuola, nel Milanese studenti ciechi e sordi lasciati senza assistenza

La Regione Lombardia rassicura: "Abbiamo stanziato 3,4 milioni di euro". Ma quei soldi basteranno solo fino a marzo

Dal rietro a scuola dopo le vacanze di Natale, gli studenti non udenti e non vedenti del Milanese non hanno più l'assistenza a cui avrebbero diritto. Il motivo? Non ci sono i soldi. Per questo i genitori di alcuni alunni hanno deciso di pagare di tasca propria le assistenti perché continuino a seguire i figli almeno per qualche ora a settimana.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, nel Milanese sono circa 2.400 le famiglie colpite dal problema. A occuparsi dell'assistenza sono sempre state le Province, con un progressivo intervento della Regione, ma la legge di Stabilità 2017-2019 trasferisce ogni competenza al Pirellone dal prossimo primo agosto. Ma la Città Metropolitana non ha le risorse. O meglio, ha i fondi per garantire il servizio fino a marzo. Poi basta.

Regione Lombardia e Città Metropolitana promettono di risolvere la situazione ma, dice il presidente provinciale dell'Ente nazionali sordi, Virginio Castelnuovo, al Fatto, "si sta negando un diritto essenziale che riguarda centinaia di bambini e ragazzi. Con ricadute sulla didattica e problemi per le loro famiglie".

La conferma arriva anche da Emanuele Bana, presidente della cooperativa Comin, una delle dieci organizzazioni firmatarie di un appello per sbloccare il momento di stallo: "Denunciamo la gravità della sospensione del servizio e chiediamo che ai proclami seguano i fatti. Ovvero che il servizio sia ripristinato quanto prima. La gravità è su tre fronti. La sospensione del servizio per minori e famiglie e, dal punto di vista del lavoro, per gli educatori impiegati nel servizio scolastico e per le organizzazioni che si fanno carico dei livelli occupazionali degli operatori assunti".

Dall'Ics Jacopo Barozzi di Milano, unico plesso della provincia in cui dal 2008 è attivo un progetto per l'inclusione e l'inserimento scolastico di allievi con sordità, fanno sapere: "Serve sicurezza del diritto al lavoro e serve che gli studenti imparino ogni giorno, che la scuola possa occuparsi di didattica inclusiva e non di burocrazia. Servono servizi che seguano il calendario scolastico e che non creino discriminazione. Serve che lo Stato si impegni a garantire tutto questo nel rispetto di tutti. Dunque chiediamo alle Istituzioni di essere promotrici dei diritti, che fino ad oggi sono stati lesi, trovando soluzioni celeri e informando per iscritto su quali sono le risorse economiche, per far sì che le scuole possano ripartire".

"A Lecco, Sondrio, Mantova, Bergamo, amministrazioni evidentemente più sensibili al problema, hanno messo soldi extra. Perché non lo ha fatto anche Milano?", si chiedono dall'Ente nazionale sordi, che ha sollecitato anche il Miur. Lo scorso 10 gennaio, un comunicato regionale chiudeva la vicenda: "Trovato l’accordo, già nei prossimi giorni la Regione erogherà i fondi", ma a sedici giorni di distanza il presidente della Comin sottolinea: "Non ci è giunta alcuna comunicazione operativa, quindi siamo fermi e i ragazzi senza assistenza". Contattati da Il Fatto Quotidiano, la Città Metropolitana e l'assessore al Bilancio della Regione, Massimo Garavaglia, rassicurano sullo stanziamento di 3,4 milioni di euro, presi dal fondo statale, per la ripresa del servizio.

Il problema, fanno sapere le cooperative, è che quei soldi basteranno solo fino a marzo e non fino al termine dell'anno scolastico.

Commenti

cecco61

Ven, 27/01/2017 - 12:29

Coi bambini sordomuti sparpagliati nelle classi normali serve un insegnante di sostegno per ogni bambino (uno per classe), con costi proibitivi. E' discriminazione creare scuole e classi apposite (dove sarebbero meglio seguiti) ma non lo è modificare tempi e programmi (rallentandoli) per tutti gli altri. L'aggregazione la possono fare al di fuori dell'ambito scolastico. Ho un'amica professoressa in una scuola media: per ogni classe ci sono non meno di 2 o 3 insegnati di sostegno per altrettanti bambini con diverse patologie. Se poi il sistema non regge non c'è di che meravigliarsi. Tutto il resto è ipocrisia.

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stenos

Ven, 27/01/2017 - 13:11

Grande pd.....questa si che è la buona scuola,

agosvac

Ven, 27/01/2017 - 13:31

Ma dove trovarli i soldini necessari per questi ragazzi se li si usa per i clandestini??????? Che vergogna!

marygio

Ven, 27/01/2017 - 13:46

li hanno votati? se li godano....

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Euterpe

Ven, 27/01/2017 - 14:00

Sono d'accordo con @cecco61.Si può socializzare anche fuori dalla scuola.

lavieenrose

Ven, 27/01/2017 - 16:04

cecco61 lei ha perfettamente ragione. Il falso buonismo di cui è impastata la società italiana sta rovinando tutto. Tra l'altro molti insegnanti di sostegno non sanno neppure cosa fare per aiutare questi poveri ragazzi di fatto abbandonati a se stessi

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ateius

Ven, 27/01/2017 - 16:25

@Cecco61 sono più che d'accordo con Lei.- in un mondo ideale si può assegnare un insegnante per ogni alunno bisognoso... magari anche due e seguirlo pure al doposcuola.- nella realtà di un paese con gravi carenze strutturali e di bilancio, questa eccellenza neppure i paesi nord europei se la possono concedere. Siamo sempre i soliti. i primi a rincorrere la Luna inseguendo un ideale.. mentre scivoliamo nel fango.- ma questo è un mio parere.-