Se l'ambientalista Di Caprio viaggia su jet costosi e inquinanti

Il divo "impegnato" avrebbe preso sei voli in sei settimane. E molti lo accusano di ipocrisia

Il problema non sono i duecentomila dollari, anche se per sei voli aerei (New York-Los Angeles e ritorno) sono una certa cifra. E neanche la velocità della spesa: un mese e mezzo, sei settimane avanti e indietro fra gli States, per non meglio specificati «meeting» di lavoro. No, il problema è lui, il viaggiatore: Leonardo Di Caprio, uno che di sicuro quei sei voli se li può permettere, uno a cui si potrebbe anche perdonare il capriccio da superstar hollywoodiana (e del resto a chi, se non a lui?), ma uno che ha un problema d'immagine, di coerenza, diciamo, visto che da anni si è fatto paladino della causa ambientalista. E allora la stampa americana, il web, i social network si sono indignati: per l'abuso di mezzi di trasporto extralusso e per lo spreco esagerato di carburante, oltre che per l'esborso di decine di migliaia di dollari per una tratta così comune, da una costa all'altra, ma senza romanticismo, senza Greyhound o zaino in spalla, solo a bordo di jet privati, come un consumista milionario qualunque.

Ora, i conti dei viaggi aerei erano tutti pagati dalla Sony, secondo le ultime email pubblicate da Wikileaks: un nuovo tassello dello scandalo scoppiato lo scorso novembre dopo l'attacco hacker «pilotato», secondo l'Fbi, dalla Corea del Nord. Fra le oltre 173mila email diffuse nei giorni scorsi ci sono appunto quelle sui jet noleggiati da Di Caprio, che non ha volato sempre da solo: per esempio, da New York a Los Angeles una volta si è fatto accompagnare dalla fidanzata, quindi, anziché 63mila dollari come all'andata, al ritorno ne ha spesi il doppio (più tremila dollari per il catering e altri 300 per l'auto); un'altra volta era con la mamma e un amico; infine, una toccata e fuga di otto ore fra Los Angeles e Las Vegas è costata 12mila dollari. Fatti che si scontrano con l'impegno di Leo per l'ambiente: la predica all'Onu sul cambiamento climatico, i milioni di dollari donati dalla sua Fondazione per la tutela dei mari, l'annuncio di una serie di documentari sull'ambiente, il progetto per un eco-resort (di lusso, ovvio) sulla sua isola privata al largo del Belize. Insomma, quella che su twitter è stata definita una «ipocrisia titanica», tanto da affondare l'immagine ecologista dell'attore. Che a bordo di quei jet di lusso sembra più il lupo di Wall Street che un liberal impegnato a difendere balene e tartarughe marine. E dire che già in passato era stato criticato per l'abitudine di affittare mega-yacht per le vacanze. Roba da oligarca russo, non da star politicamente corretta.

Del resto tutti hanno i loro segreti. Il collega Ben Affleck, per dire, un altro liberal hollywoodiano, sempre dalle email di Wikileaks risulta avere chiesto a una trasmissione di cancellare dalla sua genealogia un antenato proprietario di schiavi. Nella corrispondenza scambiata con la Sony, il conduttore della Pbs spiega che altri personaggi, come il giornalista Anderson Cooper, avevano antenati schiavisti, ma solo Ben Affleck ha tentato di nasconderlo. Peccato che ora lo sappiano tutti.