Se non c'è Messina non c'è Caravaggio

Ha ragione il sindaco di Messina Renato Accorinti. Non si può immaginare un film su Caravaggio senza un'attenzione particolarissima all'epilogo della sua vita e della sua opera che si compie a Messina

Ha ragione il sindaco di Messina Renato Accorinti. Non si può immaginare un film su Caravaggio senza un'attenzione particolarissima all'epilogo della sua vita e della sua opera che si compie a Messina. Perché Caravaggio sul finire del 1608, in fuga da Malta, va a Messina? Una scelta rischiosa, dal momento che la città era sede della rappresentanza più importante in Sicilia dei Cavalieri gerosolimitani, e poteva quindi essere facilmente individuato, arrestato e rispedito a Malta, da dove era fuggito evadendo spericolatamente dal Forte Sant'Angelo. E già era stato espulso dall'Ordine dei Cavalieri di Malta, e giudicato membrum putridum et foetidum.

Messina era all'epoca una città di centomila abitanti, grande quanto Roma, e Caravaggio vi lascia, insieme alla Resurrezione di Lazzaro, il suo quadro più importante, sintesi di valori umani e religiosi: la Natività per la chiesa dei Cappuccini. Una natività pagata dal Senato di Messina mille scudi, tra i compensi più alti di Caravaggio. Francesco Susinno, autore de Le vite de' pittori messinesi, lo definisce «uomo di cervello inquietissimo, contenzioso e torbido», e che temeva di essere tradito e consegnato alla giustizia. Tanto che «andava a letto vestito e col pugnale al fianco che mai lasciava; per l'inquietudine dell'animo suo più agitato che non è il mare di Messina». Se in un film su una vita così drammatica non entra un periodo come quello di Messina, il film è certamente un fallimento.

Commenti

Ernestinho

Gio, 01/03/2018 - 09:30

Ma che faccia tosta che ha nel fare il critico d'arte quando ha fatto quei commenti sporchi su Di Maio seduto sulla tazza del cesso?

Ritratto di Angelo Rossini

Angelo Rossini

Gio, 01/03/2018 - 13:57

Ernestinho. L'osservazione su Caravaggio è senza costrutto: non è dimostrata pienamente la pericolosità ed il fuggire del grande lombardo e senza riscontri si può dire tutto e il contrario di tutto ed il riferimento al soggiorno messinese può essere doveroso ma non determinante. Che conta è l'analisi delle opere riferite alla personalità ed alla rivoluzione pittorica del Maestro. Se consideriamo poi da "qual pulpito" (nel senso proprio del luogo ) donde vengono le dotte disquisizioni non adombriamoci, ridiamoci su e guardiamo oltre.

Ernestinho

Gio, 01/03/2018 - 16:58

Dal suo parlare forbito capisco che lei è un esperto. Ciò non toglie che Sgarbi è uno sporcaccione, come minimo, ed è il meno indicato per fare il critico d'arte!

Ritratto di giovinap

giovinap

Gio, 01/03/2018 - 17:49

ecco il campanilismo che svetta su tutto e rivela un provincialismo...ma che dico un "pianerottolismo" il lombardo caravaggio , come se un artista immenso come il merisi avesse dipinto sul pianerottolo di casa o alla finestra le guglie del duomo. la verità è che in lombardia non ha prodotto nulla se non opere giovanile, i fasti e l'immensità che ha dipinto tra roma, napoli e sicilia, a me sembra che lo si voglia tirare per la tavolozza , per piccole soddisfazioni di bottega sotto il campanile.