Se il nostro continente sembra un freddo condominio

La Ue è stata creata come si creano le agenzie. Non gli Stati

Come nascono le grandi religioni, le chiese, i partiti politici, i grandi sindacati, le nazioni? I sociologi si sono posti molte volte questa domanda e le hanno dato diverse risposte. Qualcuno ha messo in evidenza il ruolo del capo, nelle religioni un profeta, negli Stati un conquistatore. Altri hanno sottolineato il peso delle rivoluzioni. Gli anglosassoni, a partire da Locke ed Hobbes, hanno dato molta importanza al patto, al contratto che le persone fanno fra di loro per realizzare i propri interessi. È così che di certo nascono le imprese economiche, le società per azioni, gli accordi monetari, ma i sociologi anglosassoni sono convinti che nascano nello stesso modo anche le chiese, i partiti, le nazioni. E sbagliano. Studiando la storia, infatti, si vede che queste formazioni sono sempre nate dallo slancio entusiastico di fedeli, di patrioti, di rivoluzionari che formano un movimento collettivo. Un fenomeno che la sociologia anglosassone ignora. È solo il movimento che, nel suo stato nascente, trasforma persone divise e ostili in compagni, amici, fratelli fusi in una comunità appassionata, con un comune nemico, una comune meta ideale. Ed ora veniamo alla Ue. Questa non è nata da un movimento formato da patrioti che hanno abbandonato il loro passato, dimenticato i loro interessi economici, le loro ambizioni personali per dedicarsi anima e corpo, fino alla morte, alla creazione della nuova patria. Era così che l'avevano immaginata i padri fondatori, ma in seguito l'Unione Europea è stata sviluppata secondo la teoria anglosassone degli interessi, come un insieme di accordi economici, di regole finanziarie, in cui tutti calcolano il guadagno e le perdite. Ma i puri interessi non creano una comunità vivente. Sulla piazza del mercato tutti sono riuniti in uno spazio comune con contratti, regole condivise, ma restano in concorrenza fra di loro. Costruita sul modello economicistico anglosassone, l'Unione Europea, anche dopo decenni, continua perciò ad essere formata da nazioni litigiose ed egoiste ed assomiglia ad un'assemblea condominiale.

Commenti
Ritratto di Zagovian

Zagovian

Dom, 07/02/2016 - 18:00

Alberoni,lei ha detto la cosa giusta:"Sulla piazza del mercato tutti sono riuniti in uno spazio comune con contratti, regole condivise, ma restano in concorrenza fra di loro",......E finito il mercato,alle ore 12:00,tutti sbaraccano e tutti a casa propria....L'"affinità" è durata 4 ore,su un solo punto in comune!!...Gli USA,sono nati,e continuano ad essere un "grande albergo",costruito sul NIENTE,per necessità,per convenienza comune...L'Europa,non è nata così,non lo era.Artificialmente,la si vuole fare diventare tale,aprendo le porte all'accoglienza "multietnica",che realizzerà il progetto,con la differenza che il "grande albergo europa",si costruisce ABBATTENDO secoli,di cultura,di bio-diversità,....e il fine,non è certo la convenienza comune,visto che tutti avevamo una casa,dove potevamo invitare un ospite,che dopo 4 ore se ne andava....

Tuthankamon

Dom, 07/02/2016 - 20:54

Purtroppo i potenti che avevano il cordone ombelicale con il partito comunista dell'URSS si sono spostati a Bruxelles e vi hanno innestato la loro versione di democrazia, una riedizione di "centralismo democratico". Si vede!

Claudio Antonaz

Dom, 07/02/2016 - 21:21

L’Unione Europea ha dimenticato, non ha voluto oppure è stata incapace di creare un normale sentimento patriottico europeo. Fattore di coesione spirituale indispensabile, quest’ultimo, per un’entità sovranazionale per la quale valga la pena vivere e, in casi estremi, anche morire. Il visibile rapido degrado dell’Europa è imputabile al fatto che gli europei, sull’altare dell’Euro “unico Dio”, hanno voluto immolare l’“interesse nazionale” dei singoli paesi d’Europa; omettendo poi di porre sull’altare dell’Europa-Patria un bene egoistico indispensabile per la sopravvivenza: l’interesse europeo. L’Unione Europea, in definitiva, è rimasta semplicemente un’area burocratica. Anzi uno “spazio”. Uno spazio in continua lievitazione e verso il quale affluiscono, legalmente e illegalmente, da altri continenti ma soprattutto dall’Africa, masse d’individui in cerca di giustizia, lavoro e assistenza.