Se il panettone del Sud batte Milano

Il campione d'Italia ha un segreto in saccoccia: ed è la semplicità lucana

È il panettone delle sette bellezze: tradizionale; al caffè e cioccolato bianco; all'albicocca del metapontino; ai fichi e zenzero; con il pistacchio di Stigliano; con cioccolato; con mele, cannella e calvados. Soprattutto è il panettone del Sud che ruba lo scettro a Milano, la patria del dolce natalizio, scalzata in una notte: la “Notte dei Panettoni”.

Si esercita nei virtuosismi del gusto Vincenzo Tiri, campione d'Italia del panettone, ma il titolo non l'ha guadagnato per la curata alchimia degli ingredienti, anzi. Dietro il successo c'è la semplicità lucana, quella del paese di Acerenza, in provincia di Potenza. La semplicità che Vincenzo manda a memoria come un verso di Rocco Scotellaro: “Sì, gli ingredienti devono essere di prima qualità, ma il cuore è nel lievito madre, nei tre giorni di paziente preparazione”. La pazienza è il sigillo di queste terre come raccontò Carlo Levi guardando i contadini, le maghe e i muli scarrocciare sui sentieri pietrosi.

La magia del panettone di Vincenzo è racchiusa in uno scrigno: “La passione, certo, la passione. E l'incanto. Me lo porto dietro da quando osservavo mio nonno all'opera nella pasticceria di famiglia: 'Tiri 1957'. Io e mio fratello siamo la terza generazione”.

Vincenzo ha puntato tutto sul panettone: “Diciamo che mi sono specializzato nel preparare il principe dei dolci natalizi. Poi è arrivato il successo nazionale. Nel 2014 e quest'anno. Non pensavo di fare il bis. Ho provato una grande emozione”. Anche perché a giudicare preparazione e prodotto finito, durante la “Notte dei Panettoni” di Milano, è stata una giuria severissima e qualificata, composta da nomi noti della gastronomia italiana: Gianfranco Morelli, Cesare Battisti, Alessandro Negrini. A guidare la selezione lo chef pasticcere Jean Marc Vezzoli.

Vincenzo Tiri ha messo in fila, dietro di sé, trentadue concorrenti. Una selezione dura. Il premio nazionale, lo ammette candidamente, gli ha cambiato la vita. “Dalle sette del mattino – racconta il 33 enne di Acerenza – una lunga fila di persone attende l'apertura della pasticceria. L'altro giorno ne ho contate settanta. Gente del nord e del centro Italia: hanno preso l'aereo per acquistare il panettone. Ho dovuto chiudere gli ordini on line e ora il sito è in manutenzione, dopo il boom di contatti e visualizzazioni.”

Sulla pagina facebook “Tiri 1957 – Acerenza” è spiegato, senza girare intorno alle parole: “Non siamo un’industria, non è stato possibile organizzarsi in tempo per soddisfare tutte le richieste”.

Vincenzo rivendica così, con la schiettezza della gente della sua terra, consapevole del “limite”, l'orgoglio della tradizione artigianale: la miscela tra tecnica individuale e antica sapienza collettiva, tramandata dai padri. Una sapienza che unisce il Paese al di là dell'ironia sul primato del sud strappato al nord. Perché nell'ingegno di Vincenzo Tiri rivivono le radici mitiche del panettone milanese: dolce nato, secondo alcuni, per amore (quello tra Ughetto degli Atellani e Adalgisa, figlia di un fornaio); secondo altri per necessità: uno sguattero di nome Toni riparò al disastro del cuoco di Ludovico il Moro “inventandolo” dal nulla con i pochi ingredienti a disposizione. Il “tocco” del genio, insomma, come leggenda.

Commenti
Ritratto di gianniverde

gianniverde

Ven, 25/12/2015 - 09:48

Ma non diciamo stupidate,non rubano il panettone,è tutto l'altro che al nord interessa,infatti sono a traino colle varie casse del mezzogiorno da una vita.

COSIMODEBARI

Ven, 25/12/2015 - 10:29

L'Italia capovolta. Augurandoci che possa risultare capovolta tutto l'anno, anzi tutti gli anni prossimi

linoalo1

Ven, 25/12/2015 - 11:53

Cxxxxxe!!!!Checchè se ne dica,li Panettone sarà ricordato,per sempre,come un Prodotto di Milano!!!Così come la Pizza sarà sempre e solo di Napoli ed il Pandoro di Verona,e via dicendo!!!E' ovvio,quindi,che ciascuno,imparata l'arte,prima o poi,apporti le sue modifiche,senza,però,diventarne il padre!!!!

guerrinofe

Ven, 25/12/2015 - 12:22

Esatto il sud RUBA il panettone a Milano.

Abia68

Ven, 25/12/2015 - 13:35

Il panettone è solo quello tradizionale e meneghino... le fantasie al limoncello e simili vanno bene per riempire le pagine dei giornali: ma che se le mangino i terroni (al posto degli struffoli) !!!

karlettogd

Ven, 25/12/2015 - 18:05

Potete dire quello che volete ma il panettone e' quello di Milano ed il pandoro quello di VERONA. Amen

precisino54

Sab, 26/12/2015 - 11:13

X gianniverde - 09:48; mi sfugge il senso del tuo post, ma il passaggio: ”... sono a traino colle varie casse del mezzogiorno ...” mi stimola, da “terrone” quale notoriamente sono, a dirti ke le casse del mezzogiorno sono state la iattura x le stesse regioni ke ne hanno usufruito. Il malaffare, la corruzione, ha trovato terreno fertile in qsto agire soffocando ki cercava con sforzi e volontà di dare il meglio. Sono certo ke la pasticceria Tiri, ke non conosco, insieme e tante altre eccellenze del sud nn ha usufruito di finanziamenti ke sono invece andati ai rami morti x creare quel clientelismo utile a tenere sotto scacco ma non a risolvere i problemi. I finanziamenti a fondo perduto hanno messo una pezza, notoriamente peggio del buco come dice il motto, facendo adagiare nell’immobilismo ki ha visto così una via facile. Le baracche di Messina e del Belice sono una triste dimostrazione. Come puoi nn dare il “consenso elettorale” a ki ti ha fatto l’elemosina?

precisino54

Sab, 26/12/2015 - 11:23

E’ indubbio che il panettone resta il classico dolce di Milano, come il pandoro resta legato a Verona e via di seguito, ma questo non esclude che i discepoli possano superare i maestri, magari aggiungendo qualche sfumatura che non ne snaturi la sostanza e la originale ricetta. Sono catanese, ma il mio dolce natalizio è il panettone classico, con uvetta e canditi le altre varianti sono altro, non la tradizione! Aggiungiamo pure che i campionati a qualunque livello ed in qualunque settore indicano il migliore tra i partecipanti, non necessariamente il migliore in assoluto. In ogni caso è cosa nota da tempo che nei campionati tra i pizzaioli a farla da padrone siano gli orientali, ma escludo che possano “imitare” pure il profumo di una vera margherita-

umberto nordio

Sab, 26/12/2015 - 11:27

L'importante è che sia buono.Dove viene fatto non ha importanza.

Ritratto di gianniverde

gianniverde

Sab, 26/12/2015 - 16:37

Precisino 54 se le casse del mezzogiorno sono state una iattura certamente non è dovuto al nord che le ha pagate.In quanto alle baracche vorrei dire che il terremoto c'è stato pure nel veneto ,ma siccome la gente del posto è abituata al lavoro,non c'è più traccia di disastri e di crolli,naturalmente non con l'aiuto dello stato.Non voglio fare campanilismo ma non si può stare fuori dalla porta ad aspettare la manna,a volte bisogna darsi da fare.

precisino54

Lun, 28/12/2015 - 21:34

X gianniverde- 16:37; augurandomi che nonostante il ritardo venga ugualmente pubblicato. È senz'altro vero che la cassa del Mezzogiorno sia stata finanziata con i soldi del nord, non ci sono dubbi; come pure la questione delle baracche a cui alludevo è la dimostrazione di quell'adagiarsi di cui dicevo; tra l'altro non sono rari i casi di "terremotati" che hanno avuto finanziamenti risarcitori ma che hanno continuato a vivere nelle baracche per l'ignavia di dover lavorare veramente, ma così pretendendo sempre un contributo o un aiuto, con la "fattiva" collaborazione di chi su quegli aiuti ci ha speculato per tornaconto elettorale ma pure per poter intascare la propria parte! Senza quei finanziamenti come trattenere truffaldinamente la propria parte?