Se un salotto démodé può spiegarci il Paese in crisi

Si è bloccato il processo che porta le coppie a tendere ad abitazioni migliori

Perché l'Italia si sviluppa poco? Saranno gli ostacoli della macchina statale o il fisco eccessivamente elevato, io non sono un economista e non mi sento di dire niente in proposito. Posso solo fare delle osservazioni sulle spese degli italiani, su cosa desiderano e comprano, su cosa era per loro essenziale e non lo è più. E per prima cosa mi viene in mente la casa.

Proprio nei giorni dell'attacco alle Torri gemelle ero con Umberto Agnelli ad un convegno della Confindustria giapponese in cui osservavo che, a differenza del Giappone, gli italiani spendono molto per la casa, la curano, la adorano e la abbelliscono. La casa è la prima cosa a cui pensano quelli che vogliono vivere insieme. «Un cuore e una capanna» vale solo per l'inizio dell'innamoramento. Poi la donna incomincia a desiderare una camera da letto adatta, un bagno, un armadio per i vestiti, un soggiorno con delle comode poltrone dove ricevere gli amici e guardare insieme la televisione e una cucina moderna dove si fa tutto con facilità. Spesso i primi tempi ci si arrangia, si comperano i mobili componibili e si montano da soli, ma poi viene un momento in cui la donna sente che tutti quegli oggetti scompagnati non costituiscono l'ambiente armonico a cui aspira, l'oggettivazione del suo mondo interiore. Ed allora incomincia a riprogettare la sua casa cambiando sede, facendovi dei lavori, modificando l'arrendamento, comperando pezzi pregiati finché non avrà una casa espressione del suo gusto.

È questo processo che si è interrotto. I giovani studiano o sono disoccupati, si sposano più tardi e anche quando vanno a convivere si accontentano di una soluzione provvisoria. La casa non diventa la principale oggettivazione della donna e della sua vita amorosa, a cui vanno aggiunti i traumi delle separazioni e del divorzio. Conosco diverse donne adulte single o sposate che ancora adesso non hanno una casa in cui si sentono realizzate e, cosa che non sarebbe successa un tempo, hanno rinunciato ad averla. Una rinuncia che incide profondamente sul loro progetto di vita e sui loro consumi.

Commenti

fisis

Dom, 13/03/2016 - 17:03

L'analisi sociologica di Alberoni sul valore affettivo ma anche economico della casa è davvero rivelatrice. La crisi dei consumi si spiega anche con questo. Curare una casa siglifica comprare mobili, suppellettili varie, ma anche curarne la continua manutenzione, sicchè servono idraulici, falegnami, fabbri etc. Oggi non ci si sposa, nè si fanno figli, anche a causa della crisi e della disoccupazione e tutto ciò non fa che aggravare la crisi stessa, in un circolo vizioso.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 13/03/2016 - 17:16

Perchè la casa non è più il luogo della speranza!

fabiova

Dom, 13/03/2016 - 19:27

La casa era ( o si riteneva fosse) fin dall' inizio quella "definitiva". Oggi non può essere pensata come non transitoria fino ad età avanzata. Condivido le osservazioni sui valori indicativi del fenomeno.

Massimo.G

Dom, 13/03/2016 - 22:45

Fino a qualche anno fa' la casa era il nostro rifugio presente e futuro,dove ognuno la personalizzava a suo piacimento,con la certezza di un bene intoccabile,oggi non è più così ,la certezza sul futuro non c'è più ,le tasse sulla casa hanno influito molto sulla nostra predisposizione a possedere una casa a tutti i costi,oggi si tira avanti senza fare spese se non indispensabili e nemmeno i soldi in banca sono più al sicuro figuriamoci .

Gabriele184

Sab, 02/04/2016 - 14:01

Assolutamente d'accordo con Alberoni, ma c'è un altro aspetto da considerare: anche l'abbellimento e la manutenzione esterna è calata parecchio soprattutto perché, nonostante i tanto conclamati sgravi fiscali, per qualsiasi opera da capomastro è richiesta troppa carta e burocrazia, con spese folli per i pezzi di carta richiesto dai "professionisti"...