Sequestrato patrimonio del mercantte d'arte dei Messina Denaro

"A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci sarebbe stato l'anziano patriarca mafioso, Francesco Messina Denaro", dicono gli inquirenti

Un sequestro di beni da oltre 10 milioni di euro. È questa la conclusione di un'indagine della Dia di Trapani che colpisce il castelvetranese Gianfranco Becchina, un noto commerciante internazionale di opere d'arte apparso più volte in indagini dell'Fbi americane e in diverse inchieste contro la mafia trapanese a carico di uno dei boss di Cosa Nostra, ovvero il latitante Matteo Messina Denaro.

Il provvedimento di sequestro colpisce aziende, terreni, conti bancari, automezzi, ed immobili, tra i quali l'antico castello Bellumvider di Castelvetrano, la cui edificazione si fa risalire a Federico II, nei secoli successivi eletto a residenza nobiliare del casato Tagliavia-Aragona-Pignatelli, principi di Castelvetrano. La Dia ribadisce che è "difficile quantificare il valore dei beni in sequestro d'interesse storico- architettonico, che certamente ascende a svariati milioni di euro".

Becchina, originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, è stato titolare in passato di una galleria d'arte a Basilea, in Svizzera, nonchè di imprese operanti in Sicilia nei settori del commercio di cemento, nella produzione e commercio di prodotti alimentari e olio d'oliva esportato con successo.

Il legame con Cosa Nostra

Dietro il mercante d'arte Giovanni Franco Becchina di 78 anni, a cui oggi la Dia di Trapani, ha sequestrato beni "per un valore di svariati milioni di euro", ci sarebbe l'ombra del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro. È quanto emerge dall'inchiesta che ha portato al maxi sequestro dei beni, tra cui una villa secolare. "A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci sarebbe stato l'anziano patriarca mafioso, Francesco Messina Denaro", dicono gli inquirenti "poi sostituito da suo figlio: il latitante Matteo Messina Denaro", ricercato da più di 30 anni. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Francesco Messina Denaro dietro il furto del famoso Efebo di Selinunte, statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Sessanta e poi recuperata.