Si riapre il caso Bergamini: "Bisogna riesumare la salma"

La morte del calciatore del Cosenza non sarebbe stata un incidente. Dopo 27 anni la famiglia cerca ancora la verità. Gli avvocati hanno chiesto alla Procura nuovi accertamenti

Sono passati 27 lunghi anni da quel 18 novembre del 1989 quando fu trovato, al chilometro 401 della Statale 106 «Jonica», il corpo esamine di Denis Bergamini, ventisettenne calciatore del Cosenza. Denis era nato ad Argenta, piccolo comune in provincia di Ferrara e dal 1985 era diventato una colonna della squadra calabrese con lui promossa in B. Bergamini stava vivendo una stagione straordinaria, tanto da aver attirato le attenzioni di società blasonate come Fiorentina e Parma. Uno dei suoi sogni era quello di sposare Roberta, una bella ragazza di Ferrara che ormai da un po' di tempo stava sostituendo Isabella Internò, una giovanissima con la quale Bergamini aveva avuto una tormentata relazione.

Ma torniamo a quel 18 novembre. Denis era in ritiro a Rende per preparare la partita della domenica contro il Messina. Come ogni sabato la squadra era solita andare al cinema «Garden» di Rende a vedere un film. Quel giorno, però, qualcosa non andò come previsto per Denis Bergamini che, stando agli atti processuali, ricevette una telefonata che lo agitò alquanto. Anche il massaggiatore della squadra quando entrò nella stanza che Denis condivideva con Michele Padovano, se ne accorse. Il ragazzo era preoccupato.Una volta al cinema coi compagni, dopo pochi minuti, Bergamini con la scusa di andare al bagno uscì e fuggì sulla sua Maserati. «Torno prima prima della fine del film», disse alla maschera. Fu l'ultima volta che un testimone lo vide.Da qui ogni altro acconto è affidata alla ex fidanzata Isabella Internò e al guidatore del camion che lo travolse, Raffaele Pisano. Isabella riferisce che Denis passò a prenderla a casa attorno alle 16,30 e le disse che aveva intenzione di cambiare vita, di smettere di giocare a pallone di voler addirittura andare a Taranto per imbarcarsi per le Azzorre o per le Hawaii. «Tu non c'entri nulla», sarebbe stata una delle ultime frasi pronunciate dal calciatore prima di scendere dalla macchina per «tuffarsi» (così fu raccolto a verbale dagli inquirenti) sotto il camion del Pisano. La morte di Bergamini fu archiviata con grande rapidità come suicidio, anche se troppe cose non risultavano chiare. Non quadrava la dinamica e la famiglia del ragazzo fu la prima a sospettare. Prima un'anomalia , il posto di blocco dove alle 17,30 il brigadiere Barbuscio identificava sia Isabella che Denis a bordo della Maserati ma il cui foglio del rapporto non venne mai ritrovato. Inoltre, secondo la testimonianza di Isabella, Denis si «tuffò» sotto il camion: peccato che, almeno stando ai referti della polizia scientifica, il mezzo non avesse riportato alcun tipo di segno dell'impatto.

Il corpo del povero Denis venne ritrovato assolutamente intatto senza alcuna traccia del trascinamento avvenuto per sessanta metri come dichiarato dai due testimoni. Scarpe calze ed orologio non avevano alcun segno attribuibile al brutale trascinamento testimoniato; inoltre, l'autopsia evidenziò come il corpo di Bergamini fosse stato in realtà schiacciato. Quasi a confermare che la vittima non si fosse buttata sotto il camion. Dopo aver iscritto nel registro degli indagati sia Isabella Internò che Raffaele Pisano per omicidio colposo ma aver poi archiviato il caso ora i magistrati potrebbero dover riaprire la «pratica». Gli avvocati della sorella dwel giocatore hanno chiesto, due giorni fa, alla Procura di riesumare la salma per nuovi accertamenti. e scrivere forse una nuova verità.@terzigio

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