Sicilia, colpo al nuovo super mandamento

Blitz antimafia in Sicilia. Nel mirino dei carabinieri il "nuovo mandamento di Camporeale", nato dall’unione delle cosche di San Giuseppe Jato e Partinico. In manette il sindaco di Montelepre

Un colpo durissimo a Cosa nostra. Il nuovo «super mandamento» mafioso creato a Camporeale, nella zona ovest di Palermo, è stato letteralmente disarticolato (decine di arresti) da un blitz dei carabinieri guidati dal colonnello Piero Iannotti. Il supermandamento cercava una sponda con le famiglie mafiose di New York per consolidare la sua egemonia su Cosa nostra. È quel che emerge dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

 

Il progetto, secondo gli inquirenti, era del boss Domenico Raccuglia, e dopo il suo arresto, un paio di anni fa, era stato preso in mano da Antonino Sciortino, capomafia di Camporeale, frattanto tornato in libertà dopo dodici anni di carcere. Il gruppo nato dalla fusione dei mandamenti di Partinico e San Giuseppe Jato aveva stabilito contatti con i clan americani.

Nella retata c’è finito anche il sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia tra le 37 persone arrestate dai carabinieri. Tinervia è accusato di concussione e concorso in estorsione; secondo gli investigatori avrebbe avuto stretti rapporti con il capomafia del paese Giuseppe Lombardo, anche lui tra gli arrestati.  L’indagine, condotta dai Pm della Dda Francesco Del Bene, Sergio De Montis e Daniele Paci, ha documentato numerosi episodi di estorsione ed anche la preparazione di un omicidio attraverso un’intercettazione ambientale.

 La costituzione del nuovo supermandamento e la riorganizzazione interna all’organizzazione era stata affidata a una sorta di manager di Cosa Nostra, anche lui arrestato oggi: Antonino Sciortino, 51 anni, un allevatore di Camporeale tornato in libertà nel 2011 dopo essere stato detenuto al regime del 41 bis.

Seguendo le sue mosse, i carabinieri del gruppo di Monreale hanno ricostruito gli organigrammi del supermandamento e i suoi interessi, compresi i collegamenti con i «cugini» d’oltreoceano in Usa. C’è poi un caso di “lupara bianca” nelle indagini dei carabinieri di Palermo. Tra febbraio e marzo dell’anno scorso sarebbero maturate forti tensioni tra i territori di Altofonte e Monreale e proprio in questo contesto si sarebbe deciso di eliminare Giueppe Billitteri, che probabilmente voleva opporsi alla riorganizzazione avviata dal boss Antonino Sciortino, in particolare in relazione ai nuovi assetti della famiglia di Monreale.

 

Il procuratore capo Francesco Messineo ha lodato la gigantesca operazione antimafia: non esiste la «doppia cittadinanza» per i mafiosi. O si è mafiosi in Sicilia, o si è mafiosi in America. “Nel corso delle indagini, partite nel 2010, gli investigatori si sono imbattuti in un caso singolare”. Un mafioso siciliano, emigrato da oltre vent’anni negli Stati Uniti, dopo aver avviato oltre oceano le proprie attività illecite, era rientrato in Italia per chiedere alle cosche dell’isola la «certificazione» del suo «status» di uomo d’onore, nonché «una sorta di nulla osta» che certificasse la sua uscita «in modo onorevole» delle fila di Cosa nostra siciliana.

 

 

Per potere entrare a far parte della famiglia mafiosa dei Gambino questo personaggio ha avuto bisogno di farsi certificare il suo status di uomo d’onore, e la certezza di non far parte di nessuna famiglia mafiosa qui in patria. Un modo per consentire una sorta di “anagrafe” degli appartenenti alle cosche».

Commenti

Garpaul

Lun, 08/04/2013 - 19:06

Ma non era Maroni il più bravo cacciatore di mafiosi? Come mai se ne arrestano più adesso di quanto il leghista era ministro?

Roberto Casnati

Lun, 08/04/2013 - 20:06

Quand'è che toccherà ad Ingroia?

vince50

Lun, 08/04/2013 - 20:34

Non saranno mai e poi mai all'altezza del prefetto Mori,questi personaggi(se colpa provata)andrebbero fucilati alla schiena.Ma i loro simili non faranno mai leggi in tal senso.