Signore, teniamocistretto l’articolo "la"

<a href="/a.pic1?ID=575682" target="_blank"><strong>La lettera di Nedda Gilè</strong></a>: "Gentile direttore. O preferisce 'il' Sallusti?". Ma Duse e Magnani non si sono mai lamentate del "la" davanti al cognome. Perché dovremmo farlo noi?

Gentile signora Nedda Gilè,
il Sallusti ha chiesto ai collaboratori di trasmettere la Sua lettera «alla Bernardini de Pace» affinché Le rispondesse.
Nessuno ha avuto esitazioni nell’identificarmi; né tanto meno qualcuno ha pensato di riferirsi a me come «la giornalista Bernardini de Pace» o «l’avvocato Bernardini de Pace» o, tanto meno, Annamaria Bernardini de Pace. In tutti e tre i casi avrebbero perso solo del tempo inutile, per arrivare al medesimo risultato: capirsi tra loro e informare me delle Sue pungenti e simpatiche doglianze. Io, peraltro, non mi sono sentita né offesa, né sminuita, né desiderosa di puntualizzare. Come a suo tempo invece ha fatto «il ministro Elsa Fornero» indignata di sentirsi appellare solamente «la Fornero». Io sono felice che nel mio studio i miei collaboratori mi chiamino, addirittura, con affettuosa riverenza, la Bdp.
A Milano, del resto, dovremmo sentirci tutte umiliate e maltrattate, giacché è consuetudinario dire «chiama l’Annamaria», anziché «chiama Annamaria», come avviene certamente a Roma e forse a Torino. Tenderei a escludere che romani e torinesi siano più riguardosi dei milanesi verso le donne, sol perché, in linea di massima, evitano di anteporre l’articolo ai nomi propri o ai cognomi. Né i milanesi possono essere giudicati irrispettosi delle donne, dal momento che, per abitudine e senza alcuna discriminazione, enunciano «il Pietro» e «l’Ambrogio» o «il Brambilla». Ma raccontano pure delle ville «del Berlusconi» e non necessariamente «di Berlusconi». Non riesco dunque davvero a capire come un articolo preposto direttamente al cognome di una donna, senza la specificazione del nome o del ruolo ricoperto, possa essere percepito come sminuente della dignità o non confermativo dell’identità personale e professionale.
Forse le rimostranze sono da inquadrarsi in una deriva femminista, che fa della presunta discriminazione di genere ancora una infruttuosa polemica. Per quanto divertente, come in questo caso.
Se infatti i giornalisti, ma anche tutti i cittadini, usano celebrare «la» Fornero e non «il» Monti, il motivo è da ricercarsi più nella memoria etnica e dialettale di chi parla, cioè in una semplificazione eufonica, che non in un lessico volutamente screditante.
D’altra parte la Duse, la Magnani, ma pure la Merkel o la Marcegaglia, mai si sono risentite di un articolo, solo oggi con questo sobrio governo, giudicato improprio e riduttivo. Forse perché loro stesse consapevoli che il Carducci, l’Alighieri, il Manzoni e l’Ariosto mai se ne dolsero; e nessuno di noi ha mai pensato di offenderli, in tal modo richiamandoli nella storia della letteratura. Anzi. Il definire chiunque con il solo cognome e un articolo, sta a provare che quella persona ha ottenuto il lasciapassare della storia o della cultura. Di ciò dovrebbe essere fiero, non essendosene mai lamentato, come invece la Fornero, per come è chiamato (Ignazio) La Russa.
Quanti architetti o artisti di oggi, d’altra parte, vorrebbero essere definiti con un bell’articolo davanti al loro cognome, come si fa da sempre con il Brunelleschi o il Bernini? Certo, pronunciare «il Sallusti» per ora appare leggermente cacofonico; sarà tuttavia un gesto d’onore per lui, il citarlo in questo modo, quando avrà scritto tante odi appassionate come il Petrarca. Purtroppo alcune donne sono ancora tanto fresche di oneri e onori, per saper accogliere tutto ciò che le riguarda con disinvoltura e lievità: ci sono diffidenza, sospetto, un po’ di paura e un po’ di permalosità, che suggeriscono loro critiche e distinzioni non sempre opportune e a volte un po’ ridicole. Fa parte del gioco; e ogni donna è libera di segnalare come meglio crede la propria differenza o la propria uguaglianza nel confronto con l’uomo. Altrettanto liberi sono, però, i giornalisti di usare gli articoli per chi, quando e dove vogliono, senza tema di essere scorretti o attentatori della dignità di chicchessia
Anzi. Avranno il consenso e la gratitudine delle donne festose, ironiche e coscienti del proprio valore, per nulla in competizione con i maschi: queste donne, infatti, apprezzeranno come omaggio quell’articolo «la» davanti al loro cognome. In pratica, un articolo da regalo alla femminilità.
Una consonante e una vocale che forse possono salvarci dallo scomparire nel magma indifferenziato della deprimente uguaglianza a tutti i costi.
Con ossequio, signora Gilè (per il Suo cognome, ha ragione lei: «la Gilè», sarebbe confusivo)
la Bernardini de Pace
Commenti

Raoul Pontalti

Lun, 05/03/2012 - 11:14

Sì, care le mie signore, teneteVi stretto l'articolo femminile ma ricordateVi che deve accompagnarsi a sostantivo del medesimo genere (unica eccezione: il cognome), quindi la ministra, la deputata, la direttrice, l'avvocata, la vigile, la giudice ma anche la giudicessa (dal tardo latino iudicissa) etc. Ritenere che il sostantivo indicante una carica debba essere sempre riferito al maschile è una fesseria grammaticale da un lato e una forma di autocastrazione delle femmine che pur si dichiarano emancipate dall'altro. Quindi la ministra va benissimo, così come l'Imperatrice, la zarina, la regina, etc (nessuno è così scemo da da pronunciare "il re Elisabetta II" con riferimento all'attuale sovrana britannica). Quello che importa è come la carica ministeriale sia esercitata, ma se una donna deve camuffarsi da maschio per ritenere di essere più credibile...

Ronny

Lun, 05/03/2012 - 12:16

Superlativa

Ritratto di muff@

muff@

Lun, 05/03/2012 - 12:32

Va bene dire la dottoressa e la professoressa, ma provate a dire la primaria e la direttrice e subito le interessate (e anche le altre) vi salteranno agli occhi. Chissà cosa sarebbe successo se si fosse detto la ministra Fornero. La fine del mondo? Già la De Pace non gradisce essere chiamata avvocata. Il ridicolo, per le donne in carriera, è sempre in agguato. E loro ci cascano.

Ritratto di Alberto86

Alberto86

Lun, 05/03/2012 - 13:16

Una appello ai vertici de Il Giornale: questi pseudo cervelli femminili/femministi come quello di questa bernardini de pace rovinano pesantemente la testata giornalistica con le loro quotidiane idiote assurde vaginate da bambinette complessate dell'asilo...Volete forse che questo giornale si riduca pian pian al livello giornali spazzatura femminilizzati come il corriere della sera, ANSA, ecc. ecc.???

Arrigo d'Armiento

Lun, 05/03/2012 - 13:17

PARI OPPORTUNITA' - La Fornero evidentemente non ha altro da fare che perdere tempo a cercare di cambiare la lingua italiana, che per fortuna nel nostro paese rispetta le regole dell'uso e non è modificabile per decreto. Ma la Fornero è ministra anche delle Pari Opportunità e la sua carica la spinge, chissà perché, a eliminare le differenze di genere. Un decreto un giorno imporrà di scrivere negli annunci matrimoniali: cercasi aspirante coniuge, non più cercasi ragazza illibata o uomo benestante scopo matrimonio. Strana ministra delle Pari Opportunità: non mi sono accorto che sia mai intervenuta a spezzare una lancia a favore delle pari opportunità davanti ai giudici (spesso giudicesse) chiamati a decidere nelle cause di separazione, dove l'uomo è quasi sempre pesantemente penalizzato. Arrigo d'Armiento - Roma

solamentedipassaggio

Lun, 05/03/2012 - 13:27

Ma c'è davvero tutto questo margine di polemica? E' semplice: Elsa Fornero non vuole che le sia anteposto l'articolo, non lo si fa (per una questione di rispetto), ci vuole tanto?

Ghiringhelli Mario

Lun, 05/03/2012 - 13:34

troppo intelligente la Bdp per essere capita da tutti

vince50_19

Lun, 05/03/2012 - 14:30

La dott. De Pace è veramente "tosta"..

jmscob

Mer, 16/05/2012 - 17:52

"Due o tre cose che Elsa non dice" (da Il Giornale del 10 aprile) e il corrente articolo (pur se di altro argomento) fanno di Lei "una" grande Bdp (l'articolo, anche se indeterminativo, è voluto per rimanere in tema). Immagino non abbia necessità dei miei complimenti, ma ci tenevo a esprimerli perché è sempre piacevole leggere parole chiare e concetti di rispetto. Una sincera carezza anche ai Suoi nipotini che dimostrano un'arguzia spiccata unita ad una grande capacità di colpire "nel segno", come suol dirsi: peccato che i tempi della spontanea innocenza si perdano col passare degli anni e, soprattutto, con l'inserimento nella vita sociale. Tanti sinceri auguri e grazie per il piacere di averLa "letta".