Spiare i dipendenti su Facebook? Per la Cassazione non è un reato

Il tribunale ha dato ragione all'azienda che aveva licenziato un lavoratore beccato a chattare durante il lavoro

Controllare quello che un dipendente della propria azienda fa su Facebook, magari utilizzando un profilo falso, non è poi così grave. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, secondo cui la creazione di un account fasullo, se serve per "riscontrare e sanzionare un comportamento idoneo a ledere il patrimonio aziendale", non è sanzionabile.

Di per sè, dicono i magistrati, "la creazione del falso profilo facebook" non è una violazione della buona fede tra dipendente e datore di lavoro, soprattutto se si vuole accertare un illecito commesso. La vicenda su cui si è concentrata la Cassazione riguarda il ricorso presentato da un operaio abruzzese, licenziato "per giusta causa", per una serie di fatti, incluso l'avere usato il cellulare per conversare su Facebook.

Il datore di lavoro aveva scoperto quanto stava succedendo e per confermare i suoi sospetti aveva creato un profilo falso con un nome di donna. Per le toghe un controllo legittimo e "privo di invasività".

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mer, 27/05/2015 - 19:20

questi stanno fuori dal mondo! ovviamente non mi riferisco alle aziende che creano i profili su fb.... :-)

roberto zanella

Mer, 27/05/2015 - 19:22

mi pare giusto e adesso si cambi lo statuto dei lavoratori che hanno avuto sempre mille protezioni,mi riferisco a quelli assurdi come rubare,fare danni ect....

Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Mer, 27/05/2015 - 19:22

Ma se le informazioni sono pubbliche che spionaggio é?

frabelli1

Mer, 27/05/2015 - 19:44

Questo è un bel ossimoro: spiare su Facebook. Come si può spiare qualcuno se è su Facebook ovvero in una enorme, gigantesca piazza virtuale? Sono perfettamente d'accordo coi giudici, se lavori, non cazzeggi.

steacanessa

Mer, 27/05/2015 - 19:51

I pelandroni che passano il tempo su fb anziché lavorare dovrebbero essere condannati a restituire tutti gli stipendi indebitamente percepiti.

leo_polemico

Mer, 27/05/2015 - 19:56

Semplicemente durante l'orario di lavoro NON si devono usare le varie "piattaforme sociali". Punto. Sta poi alla cortesia/bontà del datore di lavoro autorizzarne l'uso durante l'intervallo mensa o al di fuori dell'orario di lavoro per il quale si è pagati.

Linucs

Mer, 27/05/2015 - 19:59

Giusta iniziativa, ma le aziende pensino anche ai dirigenti che fottono soldi in quanto amici o parenti di altri dirigenti, che a loro volta eccetera.

vince50

Mer, 27/05/2015 - 20:17

Ha fatto molto bene l'azienda,scommetto che era iscritto alla Cgil cioè di quelli che sputtanano chi gli da mangiare.

acam

Gio, 28/05/2015 - 00:19

lei va ad uno sportello pubblico qualunque trova l'impiegato che conversa placidamente con un cliente di cose che non Hanno nulla a che fare con il servizio da dare, condanniamolo anche lui non fa il asuo dovere. l'impresa pesca un dipendente a telfonare a figlio che vada a compre il pane licenziamo. il capo mi chiama perchè dal mio telefono vengono fatte moltissime telefonate in italia allora chiedo dove? avellino e io il nostro fattrino é di avellino... ah tutti siamo italiani tutti ci arrangiamo la famiglia la scuola Cosa ci insegnano?

Libertà75

Gio, 28/05/2015 - 09:08

ma che demenzialità... uno non può essere licenziato perché chatta su fb, e quelli che fanno telefonate ai figli per sapere se sono arrivati dalla nonna? e quelli che mandano sms al fidanzato? ecc... semmai ci sarà una serie di concause, sicuramente il fatto che chattasse non è elemento sufficiente ad avvalorare il licenziamento per giusta causa

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Gio, 28/05/2015 - 10:02

Il classico leghista fancazzista che ha avuto un posto di lavoro a discapito della comunità. Con questa sentenza di è istituzionalizzato l'account di un utente. Sei ne hai uno con cui un'altra persona scrive per te passi i guai. Vale più un account su FB che un codice fiscale

buri

Gio, 28/05/2015 - 11:09

ma che pretendete, i dipendenti didpongono di un computer per fare il lavore per il quale sono pagati e non per fare i caboli loro si facebook e simile o visitare siti interessanti, tutto a spese dell'azuenda ed a scapito del lavoro da eseguire, come quello che era su facebook e lasciava l'impianto germo perr un guasto

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Situation

Gio, 28/05/2015 - 11:49

prima sentenza giusta degli ultimi 30 anni!!!

Libertà75

Gio, 28/05/2015 - 12:13

@lugipiso gentile utente, da dove desume che il licenziato era un leghista? Si parla di un operaio abruzzese, l'abruzzo terra rossa che pesca voti nelle classi operaie... si può desumere che il licenziato votasse PD, quindi probabilmente lei pecca di carenza intellettiva e di spessore morale per evincere diversamente. Aldilà di cosa possa votare l'operaio (il cui voto è libero e segreto), la sentenza non afferma l'ingiustizia del licenziamento, ma semplicemente che se il datore usa stratagemmi per verificare la buona fede del dipendenti, questi sono legittimi. Appurando che su 2 postulati lei ha dimostrato incapacità logica e onestà intellettuale, la saluto perché in quanto probabile elettore di sinistra ora non le resterà che sproloquiare insulti. Buonagiornata

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sekhmet

Gio, 28/05/2015 - 13:03

Per riepilogare, anche attingendo ad altre fonti: un datore di lavoro constata che un settore della sua azienda funziona male. Ha il sospetto che il dipendente responsabile passi più tempo a chattare che a svolgere le sue mansioni. Se ne accerta coinvolgendo il lavativo in conversazioni su facebook, durante l'orario di lavoro ed ha la prova dell'esattezza dei suoi sospetti. Lo licenzia ed il (poco) lavoratore apre un contenzioso che arriva in Cassazione e la storia finisce, finalmente: il neo-disoccupato avrà tempo per chattare ad oltranza. Una sentenza che farà giurisprudenza, spero. Sekhmet.

mariolino50

Mer, 14/10/2015 - 17:55

Alla faccia della protezione della privacy, il padrone non dovrebbe sapere nemmeno la mail privata del dipendente ,se non è lui a dargliela, figuriamoci intrufolarsi nel suo privatissimo account facebook con falsi sistemi da spie, e poi fuori del lavoro uno dovrebbe poter fare cosa vuole.