Stamina, il tribunale dell'Aquila: "Via libera alle cure per Noemi"

La piccola malata di sla potrà essere curata con il metodo Stamina. Il padre: "Aspettiamo la chiamata dall'ospedale di Brescia". Ma Vannoni: "Lunga lista di attesa"

Noemi potrà essere curata con il metodo Stamina. A deciderlo è stato il tribunale dell’Aquila riformando il provvedimento assunto dal giudice del lavoro Anna Maria Tracanna che lo scorso 25 novembre aveva rigettato il ricorso d’urgenza presentato dai genitori della piccola affetta da sla. Il tribunale, presieduto da Giovanni Novelli, ha ordinato l’immediata somministrazione delle cellule staminali, già presenti nella struttura sanitaria "Spedali civili" di Brescia, secondo la metodologia della Stamina Foundation di Davide Vannoni.

La decisione del tribunale dell'Aquila arriva a pochi giorni dalla sentenza con cui il Tar del Lazio ha sospeso il decreto di nomina della commissione nominata dal ministero della Salute e che a settembre aveva bocciato il "metodo Stamina". "Finalmente una buona notizia, dopo tanto siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo per la nostra piccola Noemi. Adesso aspettiamo la chiamata degli ospedali Civili di Brescia", ha commentato il papà di Noemi, Andrea Sciarretta, ai microfoni dell'Agi. Se non dovesse arrivare la chiamata di Brescia per le lunghe liste di attesa che si sono create, Sciarretta ha invitato il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi a dare seguito a quanto dichiarato a più riprese sul diritto di Noemi ad accedere al metodo proposto da Vannoni: "In Abruzzo ci sarebbe la possibilità di fare le cure con il metodo Stamina all’ospedale di Pescara, come ci è stato detto di recente negli incontri istituzionali che abbiamo avuto con lui e i consiglieri regionali".

Pur essendo soddistatto dalla sentenza del tribunale, Vannoni non ha nascosto la propria amarezza amarezza: "Se la situazione non cambierà, potrà essere curata a Brescia solo tra tre o quattro anni, vista la lunga lista d’attesa". All’Adnkronos Salute il fondatore della Stamina Foundation ha fatto sapere che Noemi si trova al 150° posto della lista d’attesa. E sulla base di quelle che sono le attuali procedure di reclutamento di Brescia, la bambina potrà essere curata solo tra tre o quattro anni. "Per la sua malattia significa mai - spiega Vannoni - una storia già vissuta da tutti gli altri pazienti, di cui 8 sono già deceduti nell’ingiustificata attesa". La Regione Abruzzo potrebbe, tuttavia, autorizzare un ospedale a offrire le cure "imposte" dai giudici. Le possibilità, con la legge Turco-Fazio, ci sono. "Abbiamo fatto un incontro 3 settimane fa - ha concluso Vannoni - speriamo che ci sia un riscontro in tempi brevi".

Commenti

max.cerri.79

Mer, 11/12/2013 - 16:12

È vergognoso che a causa degli ovvi interessi economici di qualche politico di turno, venga negata la possibilità a chicchessia di poter star meglio anziché morire. Anche di questo un giorno dovrete rendere conto.Meno male chr qualcuno dche usa la testa ogni tanto si trova

linoalo1

Mer, 11/12/2013 - 18:14

E se la bambina muore,cosa succede?Perchè non lasciamo che siano i Ricercatori a stabilire la validità di una medicina?D'accordo che la speranza è l'ultima a morire!Ma la delusione per una medicina inutile potrebbe essere peggio!Quanti anni di ricerche e sperimentazioni ci sono voluti per curare,e solo in parte,Cancro ed Aids?Es allora,lasciamo il tempo al tempo!Lino.

Anonimo (non verificato)

vince50_19

Gio, 12/12/2013 - 08:59

Una storia dolorosa in cui dare speranze non è atteggiamento del tutto sbagliato, tutt'altro. Però quando si pretende di dettar regole in un contesto in cui non si ha la necessaria preparazione e competenza porta, purtroppo, a risposte "piccate" da parte di chi si sente menomato nell'ambito in cui lavora, per scelta, quotidianamente e da sempre. Mi auguro prevalga il buonsenso a 360° e non si vada incontro a un braccio di fero che nuocerebbe solo alle persone ammalate.