La storia di Martina: dal coma alla rinascita. Assunta come infermiera nell’ospedale che l’ha salvata

Un tremendo incidente, il coma, il risveglio e la lenta riabilitazione. Oggi Martina Giannone lavora nel reparto che dieci anni fa le ha salvato la vita

Di quel maledetto giorno non ricorda nulla. La data però gli ha cambiato per sempre la vita. Era il 4 giugno del 2009, in auto con gli amici di sempre Martina Giannone, che all’epoca aveva 17 anni, stava andando ad un compleanno al quale però non arriverà mai.
All’altezza di viale dell’Olimpo a Palermo, uno stradone che porta a Mondello, l'auto nella quale viaggiavano sbanda, segue un violentissimo impatto nel quale un ragazzo perderà la vita, altri due riporteranno ferite non gravi. Martina invece precipita nel buio. Soccorsa dal 118 viene trasferita di urgenza al reparto di Neurorianimazione dell'ospedale Villa Sofia che lascerà solo 34 giorni dopo l'incidente. Poi il successivo trasferimento presso l’unità di risveglio dell’ospedale Giglio di Cefalù, dove trascorrerà altri 28 giorni. Un calvario senza fine per una ragazza di appena 17 anni e con una vita davanti. Eppure quei giorni di degenza trascorrono tra terapie da seguire e la voglia di voltare pagina. «Non riuscivo a vedermi sempre in pigiama - racconta -, sempre a letto, così spesso trascorrevo il mio tempo in infermieria».
È lì, a stretto contatto con lo staff degli infermieri, che cresce in Martina l’amore per la professione. «Loro erano i miei angeli. Mi hanno fatto capire quanto è importante quello che oggi è diventato il mio lavoro, non solo dal punto di vista tecnico professionale ma anche dal punto di vista umano».
E così terminato il percorso di riabilitazione, Martina Giannone si iscrive all’Università e nel 2014 consegue il diploma di laurea in scienze infermieristiche. Frequenta il tirocinio formativo di due mesi, proprio al Giglio di Cefalù. Succesivamente matura altre esperienze professionali con l’assistenza domiciliare.

Torna all’ospedale Giglio con un contratto a tempo determinato di nove mesi, poi rinnovato, fino a quando lo scorso ottobre risulta fra i vincitori del concorso a tempo indeterminato bandito dalla Fondazione. Insomma un cerchio che si chiude dieci anni dopo - e come fosse la sceneggiatura di un film - le regala un finale inaspettato: lavorare nello stesso reparto che le ha salvato la vita.