Strage di Viareggio, le tappe dal disastro alla sentenza

Tutte le tappe della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 dall'incidente alla sentenza in primo grado pronunciata oggi dal Tribunale di Lucca

Ci sono voluti sette anni e mezzo e 140 udienze per arrivare alla sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale di Lucca per il disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009 che provocò 32 vittime.

Alle 23,48 del 29 giugno 2009 un treno merci partito da Trecate, in Piemonte e diretto a Gricignano, in Campania, deraglia poco dopo aver superato la stazione ferroviaria della cittadina toscana. Una delle cisterne che trasportano Gpl si rovescia su un fianco e si squarcia sbattendo a forte velocità contro un ostacolo (un picchetto secondo quanto sostenuto dall'accusa, una zampa di lepre stando alla ricostruzione della difesa) e da un grosso foro comincia a fuoriuscire il gas che avvolge i binari e le abitazioni affacciate sulla linea ferroviaria.

Pochi minuti più tardi un'esplosione sprigiona una tempesta di fiamme che investe in una frazione di secondo tutto quanto si trova nel raggio di centinaia di metri. Case, negozi, uffici, automobili vengono inghiotti e distrutti dalla nuvola fuoco. Via Ponchielli è rasa quasi completamente al suolo e i morti della strage sono 32.

La procura di Lucca apre un'inchiesta per verificare le cause del deragliamento e le eventuali responsabilità ma l'attività investigativa procede a rilento, tanto che i familiari delle vittime più volte fanno sentire la loro voce sostenuti dai rappresentanti delle istituzioni.

Nel luglio 2013, quattro anni dopo l'incidente, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Lucca, Alessandro Dal Torrione, rinvia a giudizio 33 fra persone fisiche e persone giuridiche. Fra loro ci sono Mauro Moretti, all'epoca amministratore delegato di Ferrovie e oggi presidente di Leonardo-Finmeccanica, Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rfi, Giulio Margarita, ex direttore Sistema gestione sicurezza di Rfi e ora all'Agenzia sicurezza ferroviaria, Gilberto Galloni, ex ad di Fs Logistica, Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia e della stessa Fs Logistica.

Nel novembre dello stesso anno nel polo fieristico di Lucca inizia la prima udienza del processo. Fra i reati a vario titolo contestati agli imputati, i più gravi sono quelli di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, incendio colposo, e violazione delle normative sulla sicurezza. A presiede il collegio giudicante viene designato Gerardo Boragine. Dopo tre anni di udienze, nel settembre scorso i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino tengono la requisitoria e avanzano le richieste di condanna. La pena più pesante (16 anni di reclusione) viene proposta per Mauro Moretti. Quindici anni sono invece richiesti per Michele Mario Elia, all'epoca dei fatti amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Quanto alle società coinvolte nel processo, i pm chiedono risarcimenti milionari a Ferrovie dello Stato, Trenitalia, Fs logistica, Gatx Rail Austria (titolare del carro che sviò e prese fuoco) e alle officine Jugenthal di Hannover (dove fu fatta la manutenzione dell'asse del vagone).

Oggi la sentenza di primo grado condanna a 7 anni Mauro Moretti e Michele Mario Elia.