Supermario, nuova vita L’idraulico dei record lavora pure sui telefoni

Il videogioco icona di Nintendo ha la sua App In pochi giorni scaricata 90 milioni di volte

Svaniti gli idraulici polacchi, spauracchio dell’Europa allargata, il mattatore globale nel settore torna a essere lui. Salopette blu, maglia e cappello rosso, occhi azzurri e un hobby trentennale: salvare principesse, una - Peach - in particolare, a forza di salti acrobatici. «It’s-a me, Mario!», direbbe lui, italiano di padre nipponico, nel suo inglese precario, ostentando fin troppa modestia nonostante l’onorata e lunghissima carriera. Perché Mario, partorito a inizio anni ’80 dal genio dei videogiochi Nintendo, Shigeru Miyamoto, dall’alto del centinaio di titoli al cui successo ha contribuito - per non contare serie animate, film e gadget a migliaia - potrebbe tranquillamente vivere di rendita, gloriandosi dei fasti che ne hanno visto la parabola da comprimario scansabarili di Donkey Kong a superstar assoluta dell’universo videoludico Nintendo. Più che una mascotte, un vero simbolo del colosso dei videogames. E del Giappone.

In fondo è proprio nei suoi panni che il premier nipponico ShinzōAbe si è voluto mettere lo scorso 21 agosto a Rio, alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, per lanciare - travestito da Super Mario - la prossima edizione dei Giochi, in programma a Tokyo nel 2020. Un omaggio senza precedenti che sembrava cristallizzare per sempre il suo personaggio al di fuori del mero ruolo di protagonista di videogame: un’icona pop giapponese, riconoscibile anche da chi non ha mai preso un controller in mano. Ma non poteva andare così. Non per la consacrazione popolare, che c’è già stata. Dalla sua prima apparizione in Donkey Kong, Mario ha attraversato l’intera storia dei videogiochi, passando tecnologie e piattaforme di ogni genere, saltellando dalle prime console - Nes, Nintendo64, Gamecube - allo storico Game Boy, per ripresentarsi in forma smagliante sulle più recenti 3DS e WiiU. Tutto restando sostanzialmente sempre fedele alla «casa madre». Il problema è che proprio la Nintendo, nonostante gli straordinari di Mario, qualche difficoltà a restare sulla cresta dell’onda l’ha avuto, tra l’affanno a contrastare il duopolio Sony-Microsoft nel campo delle console, fino all’emorragia di clienti videogiocatori con l’avvento di smartphone sempre più evoluti.

A tirar fuori d’impaccio il colosso del Sol Levante, manco a dirlo, ha provveduto ancora Mario. Affacciandosi, praticamente per la prima volta, fuori dai confini dei pixel di famiglia per stuzzicare la fantasia e le dita delle nuove generazioni, sedotte dal touch e dalla mela morsicata. Insomma, se la montagna non viene a Maometto, non restava che mandarci qualcuno. E chi meglio di Mario, specializzato in salti? È nata così l’app dei record, Super Mario Run. Dal 15 dicembre l’hanno scaricata in 90 milioni, anche se solo una piccola parte ha pagato per la versione completa, e i guadagni sarebbero di «appena» 30 milioni di dollari. Quello che le aride cifre non calcolano, però, è lo smalto ritrovato dal baffuto idraulico, che dopo aver conquistato il suo avanposto negli schermi di smartphone e tablet, presumibilmente tenterà di sedurre col suo sguardo ceruleo nuove generazioni di gamers, da convertire al suo credo e da far affezionare ai suoi vecchi, tradizionali valori: saltare, proteggere i propri cari - Peach e il fratello, Luigi - mangiare funghi, combattere tartarughe, rompere mattoni con la testa, infilarsi nei tubi. E, naturalmente, prendere tante monete.