Sventato piano della camorra per uccidere un carabiniere. Scacco al clan, 7 arresti

Eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti ritenuti affiliati al clan camorristico dei "Puca", operante nel Napoletano. Sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio ed estorsione aggravati da finalità mafiose, detenzione illegale di armi e traffico di stupefacenti

Sentivano la pressione dei carabinieri addosso, a tal punto da architettare un piano per eliminarne uno che indagava sul loro conto. Un progetto mandato a monte dagli arresti eseguiti questa mattina a Sant’Antimo, in provincia di Napoli. I militari dell’Arma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli. Sette sono gli indagati, accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, omicidio ed estorsione aggravati da finalità mafiose, detenzione illegale di armi e traffico di stupefacenti. Sono tutti ritenuti affiliati al clan Puca, un gruppo di camorra attivo a Sant’Antimo e nei comuni limitrofi. Il presunto boss della cosca, Pasquale Puca, detto “o’ minorenne”, è attualmente sottoposto alla misura di sicurezza della casa lavoro al regime del 41bis.

L’attività investigativa svolta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e coordinata dalla Dda partenopea ha consentito di fermare elementi considerati al vertice della cricca malavitosa. Nell’elenco dei soggetti colpiti dal provvedimento spicca il nome di Luigi Di Spirito, alias “palatella”. Per gli inquirenti era l’uomo che, in assenza del capoclan, coordinava l’organizzazione criminale. Secondo l’accusa, era lui il responsabile del traffico illecito di sostanze stupefacenti, principalmente di cocaina e marijuana. Dalle indagini è emerso che i “Puca” facevano affari anche con i clan operanti su altri territori: vendevano droga ai Mazzarella, agli Amato-Pagano, ai Longobardi-Beneduce e ai Marrazzo.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali, le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito inoltre di identificare due soggetti che avrebbero deciso, insieme ad altri già condannati, l’agguato avvenuto a Casandrino il 28 dicembre del 2007, in cui rimase ammazzato il presunto boss del clan Verde, Francesco Verde, alias “ ’o negus”, e ferito un suo sodale, Mario Verde , meglio noto come “’o tipografo”. Si tratta di Antimo Femiano, alias “morandi”, e Lorenzo Iavazzo, alias “sparavolpe”, anche loro tra i destinatari del provvedimento cautelare eseguito questa mattina. Eliminare i capi del clan rivale per assicurarsi il controllo degli affari illeciti sul territorio era, secondo gli inquirenti, l’obiettivo di quel piano di morte. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, Femiano aveva all’interno del clan Puca il ruolo di riciclare i proventi illeciti, di impartire le disposizioni ricevute dal capo clan e di consegnare gli stipendi agli affiliati, Iavazzo, invece, era il killer e gestore delle attività estorsive.

Tra gli uomini catturati dai carabinieri, anche due soggetti accusati di estorsione a un panificio e a un imprenditore. Imponendo il “pizzo”, la consorteria era riuscita a dettare “legge” sulle attività imprenditoriali locali. Si era infiltrata nel tessuto economico anche attraverso la gestione diretta di esercizi commerciali, nati reinvestendo i capitali illeciti derivanti dal commercio della droga. Ai locali inoltre imponeva le slot machines: sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini, era Francesco Dell’Omo, “o’ maranese”, che se ne occupava, oltre a curare i rapporti con gli altri gruppi di camorra.

Gli altri arrestati nell’operazione eseguita poche ora fa dai carabinieri sono: Antonio Paciolla, alias “’o russ”, considerato il responsabile dell’attività estorsiva e dello spaccio di droga nei comuni di Grumo Nevano, Casandrino e Sant’Arpino (Caserta); Antimo Di Biase, il cui ruolo, secondo l’accusa, era di riciclare i proventi illeciti, di procurare veicoli predisponendovi congegni idonei ad occultarvi armi, di detenere e custodire le armi, nonché di intestarsi fittiziamente dei beni al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali; Claudio Lamino, “’o merican”, che aveva il compito di riciclare proventi illeciti, partecipare alle attività estorsive e alla gestione del gioco clandestino e di detenere e custodire le armi.

E armi da guerra sono state trovate e sequestrate dai militari nel corso delle perquisizioni: 2 mitragliatrici “uzi” e una mitragliatrice m 12, 7. Rinvenute anche pistole semiautomatiche e munizioni.

Commenti
Ritratto di mbferno

mbferno

Mar, 21/03/2017 - 13:22

Gentaglia. Ora che sono al fresco buttare la chiave.

Fjr

Mar, 21/03/2017 - 13:43

mai abbassare la guardia l'insegnamento di Ultimo e di tutti quei valorosi morti per mano di mafia e camorra siano sempre d'esempio per chi lotta

Ritratto di hernando45

hernando45

Mar, 21/03/2017 - 15:41

Tutta sta gente arrestata perche volevano ammazzare un carabiniere!!! E quelli che 10 giorni fa a fuorigrotta, ne volevano ammazzare qualche decina li hanno lasciati LIBERI!!! POOORAA ITALIAAA!!!

Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mar, 21/03/2017 - 16:46

ma non avete detto che i musulmani sono dei delinquenti?.Questi sono musulmani?

Ritratto di hernando45

hernando45

Mar, 21/03/2017 - 17:48

Caro (si fa per dire) TETESCONE 16e46, dato che di DELINQUENTI ne abbiamo gia a sufficenza di Italiani, NON ci interessa che ne vengano IMPORTATI anche di MUSSULMANI, CAPISCIII A MÈ!!!!!