Il terrore rosso? Social network più utile in Italia

È la rete sociale degli ex terroristi rossi, un dopolavoro per assassini che dagli anni Settanta non ha mai perso un colpo, non ha mai smesso di funzionare

C'è un social network che ti trova più amici di Facebook e ti piazza sul mercato del lavoro in modo più efficace di Linkedin. Che ti crea una rete di protezione più forte di quella della massoneria e vale più di un curriculum con laurea, master e dottorati di ricerca nei più prestigiosi atenei del pianeta. È la rete sociale degli ex terroristi rossi, un dopolavoro per assassini che dagli anni Settanta non ha mai perso un colpo, non ha mai smesso di funzionare.

Lo abbiamo visto in questi giorni con la vergognosa scarcerazione di Cesare Battisti, ma lo spettacolo indecente è sotto gli occhi di tutti da anni. E soltanto oggi - meglio tardi che mai - l'opinione pubblica è unita nell'indignazione di fronte al brindisi spaccone di un pluriomicida. Eppure, nei salotti buoni, nella Parigi che conta, nel Sudamerica degli intellettuali marxisti, tra i registi, gli attori e gli scrittori c'è sempre stato qualcuno pronto a offrire un soccorso rosso al compagno errante, nel senso che sbagliava e nel frattempo se la dava a gambe levate.

Nel Paese dei paradossi, aver fatto parte della lotta armata, aver ucciso pubblici ufficiali, aver riempito di piombo qualche fascista o aver rapinato commercianti nel nome di un'ideologia stupida e criminale è un valore aggiunto. La garanzia di avere un pulpito dal quale pontificare su qualche qualificato giornalone, di potersi affermare come scrittore in qualche potente casa editrice. Con le conseguenti recensioni compiaciute degli ex compagni che non hanno mai smesso di sbagliare e continuano a discettare su cosa è giusto o è sbagliato, cosa è etico e cosa non lo è. Abbiamo visto brigatisti mai pentiti salire in cattedra e tenere lectio magistralis di fronte a giovani che - a differenza loro - rimarranno senza il lavoro che meriterebbero; abbiamo visto ex terroristi diventare deputati e concionare dai palchi di quelle istituzioni che volevano sovvertire e altri ancora farci la morale nei salotti televisivi. Sempre protetti dalla rete del dopolavoro per assassini e dall'intellighenzia sinistra.

Il passo da cattivo maestro a maître-à-penser è velocissimo. La fedina penale diventa un curriculum vitae. Per il delinquente comune c'è l'oblio. Per il delinquente comunista il palcoscenico. Invece che la cella.

Commenti

marco.olt

Lun, 09/10/2017 - 14:03

Sembrerebbe che per qualcuno non importa quanti ne hai ammazzati, conta di più chi sei e di che colore sei, ...giustizia? Dipende

ottobrerosso

Lun, 09/10/2017 - 14:47

Mi pare la giusta ricompensa eh, ci provi qualcun'altro a stuprare una ragazzina di 13 anni perché considerata fascista, provare a cedere un pezzo d'Italia a Tito facendo tabula rasa di chi si opponeva (ammazzare il fratello di Pasolini e adottare quest'ultimo come simbolo merita pure qualche riconoscimento, o no?), assassinare poliziotti salutando da compagno e passare da salvatore della patria semplicemente negando sempre e comunque. Ho solo un rimpianto: quel tratto di matita fatto a Jalta, non poteva spostarsi un pò più a sinistra? Così, giusto per ridere

ARGO92

Mer, 11/10/2017 - 10:35

IL MOSSAD AREBBE GIA RISOLTO IL PROBLEMA DA TEMPO

dagoleo

Mer, 11/10/2017 - 11:17

La risposta migliore la possiamo trovare nel significato stesso della parola sinistra. Sinistra è sì l'opposto di destra, ma in italiano assorbe anche il significato di cosa losca, infausta, dannosa quandanche minacciosa ed ostile. Mai parola fu più azzeccata per definire l'ideologia politica che rappresenta simili esseri. Mi meraviglio che la Signora della Camera il cui nome comincia per B. non abbia pensato di chiedere alla Crusca una rivisitazione del significato del termine. Forse non ci ha pensato. E' troppo impegnata con lo ius sola.