Quei 12mila jihadisti iscritti alla chat dell'islamista di Torino

Secondo quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del Ros e dell'Fbi, sono 12mila gli aspiranti jihadisti iscritti al canale di propaganda sul social network Zollo amministrato da Mouner El Aoual, il reclutatore dell'Isis arrestato domenica a Torino

Sono 12mila gli aspiranti jihadisti iscritti alla chat amministrata da Mouner El Aoual, il 29enne marocchino, reclutatore dell’Isis, arrestato domenica scorsa dai carabinieri del Ros di Torino.

È quanto emerge, secondo l’Ansa, dalle indagini dei militari del Raggruppamento operativo speciale e da quelle condotte oltreoceano dall’Fbi. Secondo gli investigatori, dunque, decine di migliaia di aspiranti jihadisti seguivano gli appelli alla jihad contro gli infedeli di Mouner El Aoual sul canale attivo sul social network Zello “Lo Stato del Califfato Islamico”, del quale El Aoual era uno degli amministratori.

Proprio su questa frequentatissima chat room, infatti, avveniva l’opera di reclutamento del 29enne marocchino, che con il nickname “ibn dawla7”, ovvero “il figlio dello Stato (Islamico)”, amministrava il canale social e invitava i partecipanti alla chat ad unirsi allo Stato Islamico e ad uccidere gli infedeli. Sulla stessa chat, il reclutatore diffondeva anche manuali di combattimento dell’Isis, con le istruzioni su come ammazzare i sacerdoti cristiani, e video, con cui mostrava agli aspiranti jihadisti come aggredire e uccidere “i miscredenti” con l’uso del coltello e come fabbricare esplosivi fatti in casa.

Secondo quanto riporta l’Ansa, i 12mila partecipanti alla chat amministrata da Aoual erano “selezionati” attentamente ed erano tutti partecipi del “processo di radicalizzazione”, prestando attenzione alle informazioni pubblicate sulla chat e scambiandosi notizie sulle attività del Califfato.

El Aoual era arrivato in Italia da irregolare nel 2008 e nel novembre del 2012 la Prefettura e la Questura di Trieste gli avevano notificato un ordine di espulsione dal territorio nazionale. Già nel mirino dell’Fbi, le sue attività di reclutamento e propaganda sul web vengono intercettate nel settembre del 2016 dalle forze dell’ordine italiane. Nel 2008 il marocchino, soprannominato “Mido”, era stato “adottato” da due italiani, madre e figlio, con cui viveva nel quartiere Barriera di Milano, nel capoluogo piemontese. "Parlava in arabo e io non mi mettevo a spiarlo, avevo fiducia in lui”, ha detto in un’intervista al quotidiano La Stampa la donna con cui viveva l’aspirante terrorista, che, a suo dire, non si è accorta del processo di radicalizzazione del giovane fino al giorno del suo arresto. Ma El Aoual, al contrario, era già pronto a mettere in pratica le sue idee sanguinarie. Si tratta di "un soggetto estremamente pericoloso, che sta attualmente svolgendo un'importante opera di proselitismo ed incitamento ad azioni violente" e che "per intenti e personalità, presenta un altissimo rischio di passare direttamente all'esecuzione di tali gravi atti di violenza", ha dichiarato, infatti, il gip di Torino dopo l’arresto del giovane.