Il Texano dell’Alitalia

La vicenda che il giornalista Edoardo Borriello fa rivivere nelle pagine di "Il texano e l'Alitalia" (edito da Airnews International) è un’autentica “case history”, di quelle che vengono studiate nei corsi di management delle università americane. Un caso da manuale che lascia chiaramente capire quanto sia difficile per un manager proveniente da aziende private, soprattutto se internazionali, operare nelle aziende pubbliche italiane.

Il caso di Roberto Schisano non lascia dubbi in proposito. Apprezzato manager di un colosso internazionale come la Texas Instruments, Schisano fu chiamato nel febbraio 1994 alla guida dell’Alitalia in crisi dall’allora presidente dell’Iri, Romano Prodi, per salvarla e metterla al passo con i tempi, soprattutto sul piano operativo. Poco più che cinquantenne, nato a Foligno ma napoletano di adozione, Schisano fu battezzato dai giornalisti “il texano”, per i lunghi anni trascorsi alla Texas Instruments.

Scontratosi con la potente categoria dei piloti nel tentativo di farli volare di più e ridurre così i costi, che allora erano fuori mercato, Schisano, a sorpresa, fu revocato nell’incarico il 19 ottobre 1995 dallo stesso azionista Iri che lo aveva chiamato. Ma rimase membro del cda della compagnia. Quattro mesi e dieci giorni dopo, il 29 febbraio 1996, dopo un braccio di ferro con l’Iri, Schisano rassegnò definitivamente le dimissioni con una lettera al consiglio d’amministrazione della holding pubblica.

Perché? Di chi fu la colpa? Di Schisano o dell’Iri? Dei piloti o dei politici? Ma forse – come molti sostengono – fu soprattutto colpa dell’incapacità del sistema imprenditoriale italiano di affrancarsi dal clientelismo politico e camminare con le proprie gambe.

E’ una vicenda complessa, ricca di colpi di scena e di personaggi di primo piano. Una vicenda che il lettore potrà seguire giorno dopo giorno attraverso le dettagliate cronache che Borriello ha scritto in quegli anni per il quotidiano “la Repubblica”.

Adesso l’Alitalia non è più un’azienda pubblica accerchiata dai politici, ma è completamente privata e i suoi azionisti sono alcuni imprenditori capeggiati da Roberto Colaninno, “patron” della Piaggio. Azionista importante, con il 25% del capitale, è inoltre Air France-Klm, con cui la compagnia italiana opera da anni in piena sinergia. Non è escluso che un giorno proprio il gruppo franco-olandese diventi l’azionista di riferimento dell’Alitalia.

Enrico Lepri, per anni capo dell’ufficio stampa dell’Alitalia, di amministratori delegati e presidenti della compagnia aerea ne ha conosciuti molti. Citato nel libro, Lepri non esita a definire Schisano “un personaggio di rottura”, apprezzato dalla base aziendale e stimato dal management. “Con le sue capacità manageriali Made in Usa – afferma – ha cercato di rivoluzionare un’azienda che nonostante il suo respiro internazionale era rimasta ancorata ai vecchi schemi delle imprese pubbliche italiane. Ma è cozzato contro la parte più conservatrice. Ricordo che quando è arrivato ha subito suscitato grande interesse, perchè era il primo manager di provenienza privata a mettere piede in azienda e non uno dei tanti Boiardi di Stato partoriti dal sistema Iri”. Fu lui ad evidenziare la diffusione delle compagnie low-cost. Infatti il suo modello di riferimento era la Southwest Airlines americana”

“Ma l’Alitalia – ricorda Lepri – veniva da un profondo scontro con i piloti e Schisano fallì quando si mise contro questi ultimi, quando in pratica li sfidò tentando di assumere i piloti dell’Ansett australiana che costavano di meno”.