Torri, fossati e giardini: nel Palazzo Imperiale (che non c'è) a Tokyo

Snobbato da molti (a causa della "scomparsa" della torre principale), il Palazzo Imperiale racconta la storia affascinante della strategia e delle armi nipponiche

A Tokyo c’è una (grande) incompiuta. È la torre principale del Palazzo Imperiale di Edo di cui, oggi, si possono ammirare solo le fondamenta in pietra.

Anche se viene snobbata da molti, proprio per questo motivo, l’area di Chiyoda merita una visita. Tra giardini, grandi porte e bastioni difensivi ancora oggi visitabili, il Palazzo imperiale (guarda le foto).

Immersa in parchi e giardini preziosissimi, nelle sue vicinanze si trova il palazzetto dello Sport inaugurato per le Olimpiadi che la capitale giapponese ospitò nel 1968. È un edificio a pianta circolare, le cui entrate sono rialzate. È un’immagine notissima, anche in Italia. È simile al Palazzetto in cui giocava i suoi match la nazionale giapponese di volley femminile in cui militava l’eroina dei cartoni Mila Hazuki.

Tra i resti delle strutture, le possenti mura e le elegantissime torrette che svettano sui fossati pieni d’acqua, è possibile rivivere la storia della guerra e delle armi nipponiche.

Le fondamenta di pietra – è il Tenshu-dai, su cui “manca” la costruzione della torre principale, distrutta per ben tre volte nel corso dei secoli, l’ultima delle quali da un rovinoso incendio – rappresentavano un bastione difensivo eccezionale. Non solo per la loro solidità su cui poggiavano gli edifici ma anche per l’ingegnosità delle costruzioni. Il bastione, infatti, è stato costruito con pietre irregolari che rendono praticamente impossibile l’arrampicata.

Per arrivare lì, però, bisogna attraversare le porte, le cinte di mura (interne e esterne) e raggiungere le torri attraversando salite scoscese, gradini irregolari abbracciati da trabocchetti e feritoie mortali. Vincere le disperate resistenze interne ed espugnare le piccole roccheforti a presidio.

Il Tamon del Castello di Edo rappresenta una delle testimonianze meglio conservate della strategia militare giapponese. I Tamon, che nascono come dei presidi per combattere gli incendi, pian piano raggiungono un’importanza decisiva: diventano dei veri e propri bunker, posizionati di solito su piccole alture, da cui governare e fronteggiare l’avanzata nemica degli assedianti. In tempo di pace, poi, si trasformavano in armerie e depositi oppure diventavano – come nel caso dell’On Tamon di Tokyo – delle stalle in cui ricoverare i cavalli e gli animali.

Durante l'ultima, rovinosa, guerra, il Palazzo Imperiale e i suoi giardini furono ripetutamente bombardati dagli americani. Non servì, contro le bombe piovute dal cielo, la strategia degli antichi shogun.