Trento, torna in questura per vendicarsi della multa: fermato polacco

Lo straniero, che guidava contromano il suo camion, aveva rifiutato di sottoporsi all’alcoltest. Portato in questura e multato, vi ha fatto ritorno scavalcando la recinzione per tentare di aggredire gli agenti e vendicarsi

Prima ha seminato il panico sulla tangenziale a Trento guidando contromano, infine, in preda alla furia, ha raggiunto la questura ed aggredito degli agenti di polizia.

Protagonista in negativo della vicenda un polacco di 33 anni, il quale durante la serata dello scorso lunedì è stato segnalato da numerosi automobilisti che lo avevano incrociato per strada. Lo straniero, che procedeva in direzione opposta al senso di marcia al volante del suo camion, ha creato non pochi problemi alla circolazione.

Il mezzo del polacco è stato quindi raggiunto da una volante della polizia di stato. Gli agenti hanno fatto fermare il 33enne, che appariva da subito visibilmente ubriaco. Ecco perché sul posto è stato richiesto l’intervento della municipale, con le apparecchiature giuste per poter procedere all’alcoltest. Secondo quanto riferito dalla stampa locale, il 33enne si è rifiutato di sottoporsi alla prova, una scelta che ha portato al suo fermo.

Trasportato presso gli uffici della questura di Trento in viale Verona, ha continuato ad essere ostile alle richieste degli uomini in divisa, compresa quella di consegnare i documenti e di identificarsi. Dopo le consuete procedure, è arrivata l’incriminazione per il polacco, accusato di guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale.

Una volta rilasciato, lo straniero è rimasto nelle vicinanze della questura, dove dopo pochi minuti ha fatto ritorno, in preda alla furia. Scavalcata la recinzione, il facinoroso ha iniziato ad inveire contro i poliziotti ed a minacciarli, prima di essere bloccato. Anche nelle fasi di immobilizzazione lo straniero ha mantenuto una forte ostilità, strattonando gli agenti e cercando di colpirli in ogni modo.

Il polacco è quindi finito in manette e poi dietro le sbarre di una cella di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo. Il giudice, dopo il patteggiamento, ha determinato una pena a 5 mesi di reclusione.