Il Trono di Calabria: una fiction moderna per reali annoiati

E' tempo di conflitti, per i Borbone d'Italia e di Spagna: entrambe le famiglie vogliono il Ducato di Calabria. Da una parte si ostenta la rivendicazione di diritti civili, e dall'altra la verità degli eventi storici. Chi siederà sul trono fantasma?

Due famiglie nobili, e in lotta tra loro. L'obiettivo? Un trono conteso. I mezzi? Fior di avvocati e colpi mediatici.
No, non si tratta di una modern edition del Trono di Spade, sebbene le componenti da fiction certo non scarseggino. La questione, tuttavia, riguarda un trono (o un titolo) tanto inesistente e inconsistente quanto quello della famosa serie tv: il Ducato di Calabria. Le famiglie in disputa, poi, altro non sono che due rami dello stesso casato, i Borbone. In particolare, Carlo di Borbone delle Due Sicilie, duca di Noto, condanna a colpi di "usurpatore" il cugino e Infante di Spagna Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie, il quale risponde con altrettanta veemenza.

Per capire meglio l'intera vicenda, è necessario tornare indietro nel tempo: con la Prammatica Sanzione del 1759, Carlo III sentenziò che nessun Borbone avrebbe potuto unificare le corone di Spagna e delle Due Sicilie. Trascendendo da questo, il nonno di Don Pedro, Carlo Tancredi, rinunciò lo stesso al trono delle Due Sicilie per divenire principe di Spagna (sposando l'Infanta Maria de las Mercedes, e cedendo il titolo al cugino) con l'Atto di Cannes. Inesattezze dell'Atto, tuttavia, non seppero sancire la decadenza dei diritti per i discendenti di Carlo Tancredi riguardo la Corona delle Due Sicilie e il relativo patrimonio araldico. Le dispute e le tensioni sono culminate nell'atto di Napoli del 2014, in cui i rami spagnolo ed italiano sono arrivati (difficilmente) ad una pallida imitazione di un accordo. Recentemente, don Pedro ha riacceso la tensione, nominando il figlio erede della Casa Real Borbone delle Due Sicilie. Da qui la disapprovazione da parte del cugino.

Carlo (il cugino italiano, per chi si fosse perso), in tutta risposta, ha nominato la figlia Maria Carolina (avuta con Camilla Crociani, figlia di Camillo, ex amministratore delegato di Finmare e Finmeccanica) erede dello stesso titolo, adducendo la normativa europea del 2099 circa la parità dei diritti tra uomo e donna. "Si sono adeguati tutti i regnanti europei, non vedo perché noi dovremmo fare eccezione", ha dichiarato.

E per quanto la giustificazione di Carlo sia corretta, da un lato risulta comunque opinabile: fosse solo che i regnanti europei devono regnare per davvero.