Come trovare a Expo i colori del Sudamerica

Sono tra gli stand più allegri e visitati. Il commissario colombiano Juan Pablo Cavalier: «Siamo pronti a coltivare i prodotti su richiesta». Via agli assaggi di caffè

Colorati, allegri, festosi. Così i Paesi dell'America Latina si sono presentati ad Expo e hanno portato tra i padiglioni una ventata di positività. Anzi, per dirla alla loro maniera, stanno dando al mondo una bella lezione di «buen vivir».

In Ecuador del «buen vivir» ne hanno fatto pure un ministero: «Il messaggio che vogliamo lanciare ad Expo è che noi mettiamo al primo posto la felicità dell'essere umano, non il denaro nè il progresso».

Ed eccoli allora a regalare rose rosse alle donne in occasione della festa della mamma e a spiegare agli italiani: «Dovete fare come Benigni, la vita è bella». «L'Europa e l'Italia, che fanno parte dei cosiddetti Paesi sviluppati - ha spiegato il ministro ecuadoriano al benessere Freddy Ehlers Zurita - stanno attraversando una crisi profonda, anche perché la loro società si basa esclusivamente sulla crescita economica».

Insegnamento raccolto. Le lezioni di felicità verranno date, ovviamente, a tavola, degustando le specialità nel ciclo di incontri di «Ecuador exquisito». Per augurare buona fortuna ai visitatori l'Ecuador ha anche piazzato di fronte al padiglione un grosso uccello, il Sula dai piedi azzurri originario della Galapagos, già diventato compagno imperdibile delle foto degli adolescenti in visita ad Expo.

La Colombia ha scelto di portare all'Esposizione la bontà dei suoi caffè: nel paese ce ne sono una varietà infinita a causa delle varie fasce climatiche. Il pubblico dell'Esposizione ne assaggerà due al mese: ora è la volta del Sierra Nevada e del più delicato Huila. Il Paese lancia anche una proposta forte: «Abbiamo 30 milioni di ettari di terreni pronti da impostare - spiega il commissario generale colombiano Juan Pablo Cavalier - e la nostra terra è buona. Possiamo coltivare i prodotti che ci vengono richiesti e puntiamo a aumentare le esportazioni. Non vogliamo diventare dei mostri industriali ma, conservando le nostre colture sostenibili, siamo interessati a nuove collaborazioni a livello mondiale».

Il Brasile è l'emblema del divertimento di Expo e non c'è studente lombardo che non abbia scattato la foto di classe 2015 sul corridoio mobile del padiglione, una rete di acciaio sospesa che si sta rivelando la star dell'Esposizione.

L'Uruguay ha allestito uno dei ristoranti più apprezzati (e cari) del sito, con tagli di carne pregiati, vini tipici e la classica «parilla». Il Paese racconta la sua storia a cominciare dall'arrivo degli immigranti europei ed italiani e percorre la tradizione raccontando del calcio e del carnevale.

Per raccontare i segreti della propria tradizione culinaria, il Cile ha portato ad Expo Aurora Cayo, cuoca indigena della popolazione Aymara, che cucinerà alla maniera delle donne delle regioni più fredde. Nel padiglione cileno, grazie a riproduzioni in 3D, è possibile visitare i tipici frutteti del Paese e ritrovarsi immersi in un mercato popolare.

E poi c'è l'Argentina, il padiglione granaio. Nell'enorme silos si possono degustare empanadas e vino bianco ma anche approfondire temi delicati. Nel Paese infatti c'è ancora parecchia malnutrizione infantile. «Ma stiamo riducendo le sacche di povertà - spiega Marcelo Riva, uno dei responsabili del padiglione - e l'idea alla base del nostro stand è proprio quella di mostrare che l'Argentina non è solo un granaio, perché, dentro di sé, ha molta ricchezza e molta storia da offrire».