Tutte le strategie per differenziare il rischio valutario

Attenzione sul cambio euro-dollaro, ma occhio anche alle divise legate alle materie prime e a quelle dei Paesi scandinavi

Il mercato azionario l'ha fatta da padrone in questa prima parte dell'anno, che ha visto una crescita dei maggiori indici europei, mentre gli indici americani hanno un po' risentito dell'apprezzamento del dollaro sull'euro. Se il Qe avrà successo, come già avvenuto in America, con un incremento su tutti i parametri dell'economia reale, un'ulteriore crescita di questi mercati sarà un'ovvia conseguenza. Intanto, l'attenzione di molti investitori resta focalizzata sul cambio euro/dollaro. «In questo ambito, l'aspetto principale riguarda la politica delle Banche centrali di queste due aree valutarie, in quanto mentre in Europa si sta portando avanti una politica di espansione monetaria, negli Usa la Fed ha appena concluso il Qe e sta a guardare, prima di poter prendere una decisione relativamente a un rialzo dei tassi», sottolinea Fabio Ciampi. Per l'analista di ActivTrades è opportuno utilizzare gli strumenti che fanno parte dell'offerta della società di trading sotto forma di Cfd, cioè contratti per differenza, per quello che riguarda, indici, azionario, materie prime; per chi volesse invece sfruttare le opportunità sui mercati valutari, è a disposizione l'investimento sul Forex, sia con piattaforma MetaTrader 4 che con la MetaTrader 5, da poter provare anche con un conto virtuale, completamente gratuito, per coloro che non conoscessero la piattaforma.

Per Ciampi, in ogni caso, il consiglio è quello di diversificare il più possibile, andando a scegliere degli strumenti correlati negativamente o quanto meno non correlati tra loro. «A esempio, un modo per poter diversificare potrebbe essere quello di inserire nel proprio portafogli anche le commodities currency (cioè le valute dei Paesi produttori di materie prime) e investire, ma in direzione opposta e nello stesso tempo, sulle materie prime», afferma Ciampi che, sempre per diversificare il rischio valutario, ipotizza di investire su indici europei (il che significherebbe esporsi in euro), coprendosi con posizioni di segno opposto sul cambio euro/dollaro. «Attenzione anche alle valute dei Paesi scandinavi e della corona danese, dove le Banche centrali stanno cercando di tenere i valori prefissati contro l'euro, ma nuovi casi simili a quanto avvenuto in Svizzera a gennaio non possono essere esclusi a priori», conclude l'analista.