Tutti uniti per salvare Csinszka

Il mondo animalista italiano sta facendo fronte comune opponendosi duramente alla decisione delle autorità ungheresi di abbattere Csinszka, la cavalla residente in Ungheria e di proprietà dei coniugi Victòria Nagy e Tamás Roland Ale, sieropositiva-sana all’AIE Anemia Infettiva Equina e per questo ingiustamente condannata a morte dalle leggi del suo Paese

Sono settimane ormai che il mondo animalista italiano sta facendo fronte comune opponendosi duramente alla decisione delle autorità ungheresi di abbattere Csinszka, la cavalla residente in Ungheria e di proprietà dei coniugi Victòria Nagy e Tamás Roland Ale, sieropositiva-sana all’AIE Anemia Infettiva Equina e per questo ingiustamente condannata a morte dalle leggi del suo Paese. Italian Horse Protection onlus, Progetto Islander, ENPA, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, con il supporto di eminenti giornalisti di settore, non intendono mollare di fronte all’assurda decisione delle autorità ungheresi di abbattere la cavalla e si rivolgono in modo incessante a tutte le istituzioni e autorità coinvolte sottolineando ripetutamente che i più recenti studi scientifici dimostrano che i cavalli sieropositivi all’AIE non rappresentano un pericolo grave di contagio per gli altri animali o per gli umani. Uccidere questi animali non ha quindi alcun senso, tenendo conto, inoltre, di ben più evoluti e attuali concetti di tutela animale, che considerano gli equidi come animali da affezione non meno di altri animali domestici. Le risposte negative, se non addiritture le non-risposte, delle autorità ungheresi, veterinari compresi, alle continue pressioni delle associazioni italiane, dimostrano ottusità e mentalità retrograde rispetto all’evoluzione che sta avvenendo in Europa riguardo al benessere animale. In primis in Italia, dove il centro di recupero dell’IHP ospita i cavalli sieropositivi all’AIE con autorizzazione ministeriale. Csinszka ha le ore contate, salvarle la vita assume un significato che va oltre il caso isolato e rappresenta l’impegno nel voler cambiare normative legate a convinzioni ormai scientificamente superate e che non hanno più modo di esistere. Csinsza e gli altri cavalli come lei hanno bisogno dell’aiuto di tutti noi. Le associazioni hanno lanciato una mail bombing e una petizione rivolte alle autorità ungheresi a cui è possibile aderire.

Commenti

Raoul Pontalti

Ven, 18/03/2016 - 00:06

L'anemia infettiva degli equini è causata da un retrovirus (anche il virus dell'AIDS umano è un retrovirus!) che può presentarsi in tre forme cliniche a seconda della recettività del soggetto e della aggressività del ceppo virale: acuta, cronica e inapparente. Quest'ultima forma è la più subdola poiché l'animale è portatore-eliminatore del virus tramite secreti ed escreti e tramite anche vettori i quali fungono da spilli biologici o vettori meccanici (soprattutto i tafani) contagiando altri animali. L'uomo è refrattario a questo virus e pertanto la malattia de qua non costituisce zoonosi ma un rischio per il patrimonio equino invece sì ed è soggetta a denuncia obbligatoria e a provvedimenti sanitari. In Italia non è obbligatorio l'abbattimento (anche se raccomandabile) ma solo l'isolamento dei soggetti sieropositivi, in Ungheria invece si abbatte: meglio così per non correre rischi.