«In tv si parla solo di cibo: ma anche il vino è una star»

L'ideatore del Boroli Wine Forum: «Gli chef sono diventati famosi, noi produttori no. È l'ora di diventare più social»

nostro inviato ad Alba

Siccome la vita non è solo Masterchef, finisce che oltre a mangiare bisogna pure bere. E bere bene. In tv, su internet, nei giornali, è però invasione di cucine - che siano da incubo oppure no - e così ecco che le cantine restano spesso in difetto di comunicazione, nonostante l'italica qualità nel produrre vino. Così anche quest'anno Silvano e Achille Boroli hanno portato sulla collina sopra Alba, a Madonna di Como, nella loro Locanda del Pilone, proprio nel cuore della terra del Barolo, ospiti illusti e internazionali per l'edizione 2015 del Boroli Wine Forum. Una tavola rotonda (ovviamente ben arredata di bicchieri) per capire cosa di buono si può fare per far conoscere di più i produttori. «Perché gli chef ormai sono come i calciatori - spiega Achille Boroli -, mentre noi restiamo lontani anni luce. Ed per colpa nostra, s'intende».

Eppure le vostre sono storie di eccellenza.

«Appunto. Storie diverse, filosofie diverse, che ad esempio qui sono state rappresentate da Krug, uno delle icone dello champagne, e da Turley, un simbolo della California con le sue 40 etichette. Ma lei li vede in tv?».

Direi di no.

«Appunto. Dobbiamo prendere esempio da quello che è stato fatto per gli chef. Cannavacciuolo era un artista della cucina anche prima di diventare una star. Ma di sicuro non era così conosciuto».

Questo vuol dire che il mondo del vino deve diventare pop.

«Esatto. la verità è che noi non siamo ancora appetibili. Tutti ci riconoscono qualità e i nostri vini entrano già nelle case della gente per quello. Ma come prodotti e non come, appunto, icone».

Bisogna essere social, insomma.

«Sì. Dobbiamo osare, cambiare modello. Dobbiamo renderci più moderni. E sa cosa le dico? A cominciare dalle degustazioni: nell'era di twitter, Facebook e Instagram siamo ancora lì con cartellini e punteggi. E poi le fiere...».

Cioè, per esempio, Vinitaly?

«Vinitaly è un grande evento. Ma mi chiedo: serve ancora? Cosa arriva al consumatore?».

E si è dato la risposta?

«La risposta è che queste occasioni stanno diventando un circolo privato: ci si ritrova tra soliti noti e al consumatore non arriva nulla».

Ricette (se si può dire...)?

«Posso citare qualcuno dei presenti qui: Margareth Enriquez, che da quando ha preso in mano Krug ha rivoltato il concetto di champagne un po' snob in qualcosa da avere sul tavolo per fare bella figura. Oppure Roberto Voerzio...».

Un rivoluzionario...

«Assolutamente, un vero provocatore: è uno che dice che non dovremmo più scrivere Barolo sulle etichette ma indicare solo il cru. Certo, però: lui è un Voerzio e se lo può permettere...».

E Achille Boroli invece a cosa pensa?

«Ma guardi: come dice Pierre Godè, un altro dei nostri ospiti, io credo che il rapporto umano con il cliente sia la prima cosa. Lavoro molto per portare qui in Locanda e nelle nostre cantine persone da tutto il mondo. E poi c'è l'Expo».

Cosa farete?

«È una grande vetrina: sto già organizzando una navetta quotidiana per far venire gente qui nelle Langhe, e non solo da Boroli. Perché siamo in un posto unico: chi arriva qui si può solo innamorare. E innamorarsi di noi produttori di vino».

E al cliente dirà...?

«Dirò che le persone che amano il vino devono sapere una cosa: i veri Vip non siamo certo noi. Ma loro».