Uccise a fucilate per una donna: arrestato consigliere comunale

Risolto dopo due anni il caso dell'omicidio di Vito Amoruso. A ucciderlo a colpi di fucile fu il consigliere comunale Daniele Uberti: di mezzo c'era una donna

A Battifollo, nel cuneese, è stato risolto dopo due anni il caso dell'omicidio del rappresentante commerciale Vito Amoruso. A ucciderlo con un fucile fu il consigliere comunale e imprenditore locale Daniele Uberti, di 44 anni. A tradirlo il dna ritrovato su un pezzo di fucile ritrovato a terra.

L'uomo, sposato e con figli, ammazzò il rivale in amore Vito Amoruso sotto casa di quest'ultimo, mentre usciva di casa come sempre alle 7.30 del mattino. Infatti, secondo i carabinieri il movente è passionale: entrambi avevano la stessa amante.

Dopo due anni di investigazioni i carabinieri sono giunti alla verità: è stato il consigliere comunale di Battifollo Daniele Uberti ad ammazzare Vito Amoruso. I due si conoscevano e sapevano di essere legato da un filo comune: la stessa amante. A un certo punto Uberti ha deciso di sbarazzarsi del rivale in amore, eliminandolo con un fucile prestatogli da un amico.

Uberti, da cacciatore consumato qual era, aveva progettato l'omicidio prendendo tutte le precauzioni del caso. L'arma usata per l'omicidio, di proprietà di un amico fidato, non era registrata e non aveva la targa. Un modo per sfuggire alle successive ricerche degli inquirenti.

Ma Uberti ha commesso un grave errore. Mentre stava sparando ad Amoruso, gli si è staccato dall'impugnatura del fucile un pezzetto di materiale su cui è rimasto attaccato il suo dna: particolare che ha consentito ai carabinieri di incastrarlo del tutto, dopo che già l'analisi dei tabulati telefonici aveva dimostrato che carnefice e vittima si erano sentiti più volte.

Colpa di una donna che entrambi amavano. E a un certo punto Uberti ha deciso di risolvere la questione eliminando Amoruso, già noto agli inquirenti per essere stato tra gli autori di una truffa da 400 mila euro a un caseificio piemontese per una partita di mozzarelle. Ma la pista giusta era quella che portava all'amante segreta.

Almeno secondo gli investigatori che si sono occupati del caso, dato che l'avvocato di Uberti ha smentito che l'omicidio sia avvenuto per ragioni passionali. "Il mio assistito - ha precisato il legale Gioacchino Berrino - ha ammesso la responsabilità nel delitto ma ha negato che il movente vada ricercato in questioni passionali".