Uccisero uomo a Torvajanica: arrestati in 4. Erano stati prosciolti in primo grado

In 4, tra cui il boss Michele Senese, erano stati accusati nel 2005 dell'omicidio di Giuseppe Carlino e poi rimessi in libertà con tante scuse. Ora, dopo 8 anni, sono di nuovo finiti in manette

Arrestato due volte per lo stesso reato, omicidio, a distanza di otto anni. Una prima volta dai carabinieri del nucleo operativo della capitale, questa mattina su ordine dalla Dda, la Direzione distrettuale antimafia.

Nel gennaio del 2005 a incastrare Michele Senese, 56 anni, detto “o pazzo”, boss di Afragola trapiantato nella capitale nei primi anni ’90, un collaboratore d’eccezione. Un camorrista della “Nuova Famiglia”, acciuffato nel napoletano un anno prima. Un superpentito ricercato per un “solo” omicidio ma che non ha avuto problemi a confessarne trenta. Fra questi l’agguato mortale, il 10 settembre 2001 sul lungomare delle Sirene, a Torvaianica, al boss della Marranella Giuseppe Carlino, detto “Pinocchietto”. “A decidere l’esecuzione - racconta il pentito -, Michele ‘o pazzo con i suoi fedelissimi, contrapposti alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, nell’estate 2001 nel carcere di Poggioreale”.

Pochi mesi di carcere, poi al processo di primo grado le prove si rivelano inconsistenti e Senese viene rimesso in libertà. Con tante scuse. Eppure Senese era già stato accusato e condannato in primo grado per altri omicidi. Con lui finiscono in carcere Domenico Pagnozzi, 54 anni, Fiore Clemente, 55 anni, Giovanni De Salvo, 36 anni, Raffaele Carlo Pisanelli, 56 anni e Giovanni Moriconi 54 anni. “Senese è il mandante e l’esecutore di un centinaio di omicidi - spiegava il tenente colonnello Giovanni Arcangioli, allora comandante del nucleo operativo di via In Selci -.

Un gruppo con diverse mansioni. Pagnozzi e Clemente erano sulla Fiat Croma rubata da cui partono i proiettili calibro 38 che uccidono Carlino, De Salvo su un maxi scooter per verificare che il bersaglio fosse morto e, in caso contrario, sparare il colpo di grazia. Pisanelli ha procurato le armi, Moriconi fornito l’appoggio logistico affittando un appartamento ad Ardea”. Movente dell’omicidio? Vendetta. Carlino doveva pagare per un fatto di sangue avvenuto nel quartiere popolare di Torre Spaccata il 16 luglio ’97.

Quello che è passato alle cronache come “l’omicidio in diretta”: il Goa della Guardia di Finanza da mesi ascolta le conversazioni in casa di Francesco Carlino, in via Cornelio Sisinna. I baschi verdi, però, non avrebbero mai pensato di sentire le grida di “Doppio Sorriso” mentre viene sgozzato dalle coltellate di Carlino. Motivo? Gelosia. Gennaro è accusato di essere l’amante della moglie di Franco, Cristina. Un traditore da eliminare il boss proveniente da Afragola e affiliato al clan Bardellino prima, Moccia-Magliulo dopo, che con quelli della Marranella faceva affari a nove zeri, tutti basati sul traffico in quantità da capogiro di cocaina. Gennaro cerca scampo arrampicandosi sul balcone. Inutilmente. Immediata la fuga di Francesco con moglie, suocera e figlie sotto gli occhi dei finanzieri che ancora non sanno cos’è accaduto. I Senese gridano vendetta. I fratelli Calogero, Francesco e Giuseppe Carlino, in cima alla lista dei 500 latitanti più pericolosi d’Italia, sono braccati da tutti. “Pinocchietto” viene arrestato giorni dopo ma dichiarato infermo di mente. Calogero nel ’99 a Fuengirola, in Costa del Sol.

Poi è la volta di Franco, in casa di Pasquale Refrigeri, lì per organizzare la fuga di Giuseppe dal manicomio. “Il clan di Senese - continuava il colonnello Arcangioli - conta i giorni che mancano alla sua scarcerazione. Appena fuori, Michele si rende conto che Carlino è dalla madre, in una villa a Torvaianica. Iniziano i pedinamenti dall’abitazione al centro psichiatrico dov’è in cura”. È mezzogiorno, Carlino è appena uscito dalla stazione dei carabinieri dove ha l’obbligo della firma.

Mentre scende dalla sua Lancia Y per aprire il cancello i killer in auto lo affiancano e sparano. Un terzo uomo sulla moto si accerta che è finito tutto. Michele ‘o pazzo viene ripreso nel 2003 perché fuggito dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. L’ultimo arresto di una lunga serie: in carcere la prima volta a 27 anni dopo un mega blitz contro la Nuova Famiglia nel Casertano, Senese arriva a Roma negli anni ’90 per impiantare una base della Camorra per la distribuzione di droga. La rottura con la Marranella sconvolge ogni piano. Per eseguire l’ennesima ordinanza di custodia cautelare in carcere i carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno fatto irruzione in un casolare dove Senese si era nascosto da mesi.

Commenti

il gotico

Gio, 27/06/2013 - 12:51

peccato non fossero accusati anche di presunto ma non comprovato rapporto orale con minorenne , per quel reato si possono prendere fino a 7 anni... cosa vuoi che sia un omicidio ???

il gotico

Gio, 27/06/2013 - 13:51

peccato non fossero accusati anche di presunto ma non comprovato rapporto orale con minorenne , per quel reato si possono prendere fino a 7 anni... cosa vuoi che sia un omicidio ???

Beauti

Gio, 27/06/2013 - 14:02

"In 4, tra cui il boss Michele Senese, erano stati accusati nel 2005 dell'omicidio di Giuseppe Carlino e poi rimessi in libertà con tante scuse. Ora, dopo 8 anni, sono di nuovo finiti in manette". Non ci rimarcano molto, è più che una certezza. Ma giustamente! Cosa sarà mai uno o più omicidi; bazzecole, sciocchezzuole, pinzellacchere mica reati.