Gli uomini che hanno fatto partire la Concordia

Sommozzatori, marinai, ingegneri, medici da tutto il mondo. Quelle ultime camminate nei corridoi della nave

Arrivano alla spicciolata al porto. La folla li saluta ricoprendoli di applausi. Sono le squadre che hanno lavorato al raddrizzamento e alla partenza della Concordia. Sommozzatori, ingegneri, saldatori, marinai, medici, anche cuochi. Circa mille uomini invisibili fino a oggi. Questa mattina è stata la fine di un lungo lavoro. Qualcuno deve cercarsi una nuova occupazione. Molti di loro hanno le lacrime agli occhi. Si fanno fotografare con il modellino della nave stretto in mano. Bevono birra alle undici del mattino perché oggi si festeggia. Ma si piange perché “qui abbiamo trovato persone eccezionali”. Una collaborazione tra tecnici di tutto il mondo: dalla nuova Zelanda al Sudafrica.

Denny, olandese, sommozzatore, passa il modellino della Concordia a un bambino. E’ qui al Giglio da ventisei settimane. “Questa sera faremo un grande barbecue sulla nostra barca”, sorride. Poi un grande riposo: “Due notti fa non abbiamo dormito”. C’era il temporale, e quel pomeriggio era stato deciso di rinviare la partenza a oggi. “Sono contento, soddisfatto”. Dice che il momento più impressionante è stata forse “l’ultima camminata per i corridoi della Concordia”: tutto “era rotto, sporco”. Poi gli abbracci prima di mettersi in mare e raggiungere il porto.

Giulio, di Ravenna, è medico iperbarico. Doveva assistere i sommozzatori, era il responsabile della loro sicurezza. Duecento sommozzatori, “un team meraviglioso”. Cinque mesi di impegno. Anche lui parla di quelle “camminate sul mostro ferito”. Ogni tanto si mangiava anche, a bordo della Concordia. Si portavano i panini dal porto. Johnny, polacco: “Nelle ultime due settimane abbiamo avuto un sacco di pressione. Ma ci siamo anche divertiti”. Il momento più difficile è stato “quando è arrivato il primo cassone”.

Al bar ci sono anche due operai di una ditta di Talamone. Hanno dovuto togliere dalla Concordia tutto il materiale ingombrante, hanno cioè dovuto ripulirla, comprese le cabine dei passeggeri. Sono arrivati subito, due anni e mezzo fa. Conoscono quella nave come la propria casa. Hanno segnato i numeri delle cabine e raccolto ogni cosa, dagli occhiali dal sole alle casseforti. Un loro collega al Giglio si è sposato. Per loro da domani l’incertezza di non avere più un lavoro. Erano stati assunti per questa missione: portare la Concordia via dal Giglio. “Quest’isola ci mancherà, e ci mancheranno i nostri compagni di un lavoro eccezionale. Tra vent’anni, trent’anni, potremo ancora raccontarla, l’esperienza che ha segnato la nostra vita”.