Usa, Amazon nega i dati alla polizia per risolvere un omicidio

È in corso un duro braccio di ferro tra la polizia americana e Amzon. Il colosso dell'e-commerce non vuole fornire i dati di Amazon Echo, il dispositivo che serve per far comunicare gli oggetti tramite wifi, per risolvere un omicidio

È in corso un braccio di ferro tra la polizia americana e Amazon per ottenere i dati di Echo, un microfono che funziona come piattaforma internet per gli oggetti, per cercare di risolvere il caso di un omicidio avvenuto nel novembre del 2015.

Echo è un altoparlante intelligente sviluppato da Amazon già nel 2010. Il dispositivo è in grado di interazione vocale, riproduzione di musica, impostazione di allarmi, fornire il tempo, traffico e altre informazioni in tempo reale. Questo microfono può anche controllare diversi dispositivi intelligenti usando se stesso come principale snodo. E proprio per queste sue multi-funzioni, la polizia statunitense vuole appropiarsene per risolvere un caso di omicidio.

La polizia ritiene che grazie ad Amazon Echo potrebbero riuscire a trovare il colpevole dell'omicidio di Andrew Bates che nel novembre del 2015 è stato ucciso nella sua vasca da bagno. Il principale indiziato è il proprietario di casa, ma la polizia ha bisogno di altre prove. Perchè vogliono proprio quel microfono? Gli agenti dell’Arkansas (Usa) hanno scoperto dai dati della caldaia smart del proprietario di casa del signor Bates che il giorno dell'omicidio c’è stato un anomalo consumo di acqua dall'una alle tre di notte. Forse per lavare il sangue dai vestiti e dal corpo del colpevole?

Questa informazione così precisa potrebbe essere arricchita da altri elementi, per esempio dalle registrazioni sonore di Echo, ma Amazon si rifiuta di dare i dati alla polizia. I microfoni di Echo, infatti, sono sempre attivi così possono mandare comandi agli elettrodomestici quando sentono pronunciare alcune parole chiave. Le registrazioni passano dai server di Amazon, che elaborano la richiesta dell’utente. Il punto è che, a volte, Echo registra qualche parola per errore, all’insaputa dell’utente. E questo potrebbe essere successo la notte dell'omicidio.

Amazon, fino ad ora, si è rifiutato più volte di fornire queste registrazioni, temendo di indebolire la fiducia dei propri utenti. A seguito di questo caso si sono creato due schieramenti ben distinti: da una parte ci sono tutti quelli che sostengono che gli inquirenti abbiano diritto di mettere le mani sui dati degli utenti, dall'altra, invece, c'è chi crede che in questo modo la privacy dei clienti vada in fumo.