Venticinque anni di battaglia nei tribunali per un risarcimento

Sono in attesa di vedere compiuta giustizia con il risarcimento di un danno economico ed esistenziale

Le storie di malagiustizia raccontate dalle vittime al sito web del "Giornale". Scrivici anche la tua: malagiustizia@ilgiornale-web.it. La porteremo al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri

Nel 1981 fui dichiarato invalido civile al 40% e iscritto nelle liste delle categorie protette. Dopo 6 lunghi anni, ottobre 1987, la SAGE spa (attuale Equitalia), mi assunse, alle sue dipendenze con la condizione di presentare il certificato di permanenza dello stato invalidante, per il quale, io stesso, chiesi di essere sottoposto a visita medica collegiale con il risultato che, effettivamente, fu confermata la patologia e di conseguenza la permanenza fu acclarata ma, nello stesso documento, del gennaio 1988, non venne riconosciuto lo stato di invalido civile, da cui l’immediata cancellazione dalle liste delle categorie protette e conseguente perdita di efficacia del provvedimento di avviamento al lavoro da parte dello stesso ufficio. Contro questo provvedimento avviai azione giudiziaria nel mese di ottobre del 1989. Il Pretore del lavoro concluse nel 1996 con l’accoglimento di tutte le mie domande condannando il ministero al ripristino dalla mia situazione con conseguente risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede. L’Avvocatura dello Stato appellò tale sentenza e il Tribunale di Bari accolse l’appello in forza di una sopravvenuta norma di legge (1994) che spostava la legittimazione passiva da un ente ad un altro senza tener conto del momento di instaurazione della controversia. Feci ricorso in Corte Suprema di Cassazione e il Pubblico Ministero concluse per la cassazione della sentenza del Tribunale di Bari rinviando ad altro Collegio della stessa Corte di Appello di Bari. A questo punto il Giudice del Rinvio (quarto grado di giudizio) entrò nel merito della controversia, riconobbe il mio buon diritto e accolse le mie domande condannando il ministero anche alle spese di quattro gradi di giudizio. Convinto che questa situazione potesse avere termine mi vidi notificare nuovo ricorso in Corte Suprema di Cassazione contro la sentenza del Giudice del Rinvio, contro il quale, giocoforza, sono stato costretto a resistere con controricorso. Il 3 maggio 2006 venne pubblicata sentenza definitiva che respingeva in toto il ricorso erariale confermando le sentenze precedenti a mio favore. Da quel giorno sono in attesa di vedere compiuta giustizia con il risarcimento di un danno economico ed esistenziale con la speranza che almeno mio figlio ne potrà avere possibili benefici, poiché, personalmente, non vedo soluzioni diverse.