Venus, il gatto chimera che impazza sul web

È il felino più famoso del mondo: Venus è una gatta di tre anni che ha la sua pagina Facebook, un video su Youtube visto oltre un milione di volte ed è apparsa sulla Tv americana nel «Today Show». La sua faccia è per metà completamente nera con un occhio verde, per l'altra ha il tipico pelo tigrato e un occhio blu.

Come è possibile? Leslie Lyons, che insegna genetica animale alla University of California, di Davis, ammette di non aver mai visto mai nulla del genere: «È estremamente rara, ma si può assolutamente spiegare». Molti si riferiscono a Venus chiamandola «chimera» (nella mitologia, una creatura fatta da parti di animali diversi), che fra i felini indica un animale le cui cellule contengono due tipi di Dna, frutto di due embrioni fusi assieme

Commenti

Holmert

Ven, 04/07/2014 - 10:14

Splendido, meraviglioso, un gatto così chissà quanto vale in valore intrinseco ed estrinseco. E' una gatta di tre anni, dicono, chissà se è stata sterilizzata e se non, chissà se ha partorito. Non credo che il suo padrone/a abbia fatto un errore del genere. Effettivamente ha due emifacies, una nera e l'altra tigrata con due occhi da sballo, uno verde l'altro blu marine. Io amo i gatti, sono un miciofilo a 360 gradi. Il gatto è e rimane un animale misterioso , ognuno con un suo carattere. Si affeziona, certo, ma non si lascia mai omologare ed ama la sua libertà.

Raoul Pontalti

Ven, 04/07/2014 - 11:28

Chimerismo?. ma potrebbe anche trattarsi di mosaicismo...Bellissimo il risuLtato comunque. Ami i gatti Holmert? E allora perché non amare anche chi li ha creati (quelli domestici?), ossia i Mediorientali e i Nordafricani? (il gatto domestico deriva dall'addomesticazione di Felis silvestris libyca).

Ritratto di venividi

venividi

Ven, 04/07/2014 - 12:39

No, no, caro Raoul, le pare che popoli così arretrati - persino i civilissimi antichi Egizi - abbiano potuto "creare" una creatura così bella ? Comunque il gatto non è stato creato da alcuno, si è creato da sé. Una miciofila a 360 gradi, Valeria Vernon