Il vescovo di Messina smascherato da un biglietto: "Aveva un rapporto omosessuale"

Il vescovo Calogero La Piana si è dimesso dal suo incarico nel settembre 2015. Intanto, però, aveva ereditato dal suo amante una bella somma di denaro e gioielli

Non solo la parrocchia di San Lazzaro (Padova) è stata travolta da un enorme scandalo a luci rosse, anche quella di Messina è finita nel titacarne mediatico a causa di un comportamento anomalo del vescovo.

Calogero La Piana è stato nominato vescovo nel 2006 da Benedetto XVI. Per nove anni La Piana indossa la veste con rigore inflessibile, respingendo con fermezza le accuse di chi lo considerava troppo vicino al sindaco e soprattutto rimuovendo e trasferendo preti accusati di aver infranto il sesto comandamento con ragazze e parrocchiane poi diventate loro amanti.

Come scrive Emiliano Fittipaldi per l'Espresso, le cose, però, cambiano il 24 settembre del 2015 quando il vescovo Calogero annuncia ai fedeli di aver dato a papa Francesco la rinuncia irrevocabile al mandato pastorale della diocesi. Motivo ufficiale delle dimissioni, spiega la sala stampa vaticana, le difficili condizioni di salute del monsignore. Nient’altro.

In realtà, le dimissioni - più che alla salute - sono dovute all’incredibile vicenda, iniziata qualche anno prima, che ruota attorno all’eredità del dottor B., un uomo mai sposato e senza figli, da sempre devoto alla Madonna e alle gerarchie ecclesiastiche della città che, essendosi ammalato gravemente, scrive un testamento olografo davanti al notaio. Nelle carte compare anche il vescovo La Piana, a cui il dottor B. decide di donare, come riporta L'Espresso, solo "un crocifisso in argento e corallo".

Un anno dopo, però, il vescovo decide di tornare davanti al notaio. Per rifare il testamento pubblico, così il vescovo La Piana diventa ricco, ma a Messina nessuno lo sa. Per più di due anni del testamento nessuno, in curia, sa nulla. E solo tra la fine 2015 e l’inizio del 2016 (quando il vescovo dà le sue dimissioni, ndr) i soldi dell’eredità del dotto B. vengono bonificati alle fondazioni benefiche, come conferma l’ufficio stampa di Medici senza Frontiere.

Dopo un lungo chiacchierare e mal pensare, la curia di Messina è venuta conoscenza delle motivazioni che hanno spinto il vescono La Piana a cambiare il testamento. Tra le carte, infatti, ci sarebbe un biglietto scritto di proprio pugno dal dotto B., pochi giorni dopo l’ultimo appuntamento avuto dal notaio. Eccolo.

"Con questa lettera - si legge - voglio comunicare che ho avuto con monsignor Calogero La Piana un bellissimo rapporto omossessuale che ho tenuto segreto per molti anni, ma penso che ora sia il caso di manifestarlo, dato il caso particolare del momento in cui ci troviamo, che potrebbe farlo cadere nell’oblio. Questa lettera esporla e farla conoscere in caso di necessità per non far cadere tutto nell’oblio. Gli incontri avvenivano dopo le 22 o le 22 e 30 nel mio studio e spesso è stato incontrato dai miei vicini, dopo le 22, o le 22 e 30".

Commenti

buri

Ven, 20/01/2017 - 15:44

è proprio vero, non c'è più tròigione, la depravazione si annida nel clero a tutti i livelli mentre le chiese sono sempre più deserte

Robdom

Gio, 26/01/2017 - 12:58

Conosco da almeno 15 anni Don Lillo La Piana e non credo affatto a questi "tritacarni mediatici" come li ha definiti il Giornale. Mi meraviglia che il Giornale dia spazio e con tale titolo, che sembra avallarlo, a un articolo dell'Espresso che a sua volta cita un tratto di un libro. L'accusa di omosessualità sarebbe validata da un bigliettino di un morto che non si può contattare né contrastare, fra l'altro di un morto che ha avuto tanta stima per Don Calogero da fare in suo favore un testamento e che in seguito avrebbe voluto svergognarlo. Beni che, come dichiarato dal nuovo vescovo di Messina, sono stati devoluti interamente alla Curia. La non obiettività dell'autore del libro citato si nota facilmente dal fatto che dedica una pagina a Don La Piana nominandolo, mentre mostra rispetto al presunto autore del bigliettino chiamandolo solamente B. E' chiaro l'intento anticlericale dell'autore del libro e dell'Espresso, non credevo facesse adito anche sul Giornale.