Un viaggio da Aracataca fino a Cartagena nel realismo magico

La città De Indias è accattivante con la sua infinita cinta di mura, le piazzette coloniali e le spiagge del Caribe

Ad Aracataca, questo nome da filastrocca, il benvenuto te lo danno i ragazzini che cercano un po' di frescura gettandosi nel rio dai ponticelli in legno. I murales festeggiano quella che è non soltanto la cittadina natale ma un po' anche la «Macondo» letteraria di Gabriel Garcia Marquez raffigurando il Nobel della Letteratura, scomparso nell'aprile scorso, col volto sempre sorridente.

Tutti, ma proprio tutti gli abitanti hanno un incontro ravvicinato con Gabo da narrare. Juan Pablo sostiene di avergli prestato un giorno all'alba la sua bicicletta nera, Alfonso insiste di avere visto lo scrittore parlare al grande albero lanoso nel cortile della casa museo bianca, tutta in legno, in cui è ricostruita l'infanzia di Marquez. Di sicuro la linea di demarcazione tra verità e romanzo qui è molto labile. Come del resto, nella «caraibica» Cartagena De Indias dove ci trasferiamo, come fece Garcia Marquez in cerca di fortuna giornalistica, e dove negli anni '90, quando era diventato l'autore del Novecento più amato al mondo, acquistò una casa in stile modernista color aragosta in Calle del Curato in cui vive adesso il fratello Jaime.

I primi tempi nella splendida città orlata di mura (13 km di cinta perfettamente conservati) dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità non furono però semplici per l'autore di «L'amore ai tempi del Colera», che tra le case coloniali dai balconi in legno e i patii di gerani fioriti, visse anni di solitudine, dormendo spesso all'addiaccio sulle panchine della centrale ed intima Plaza Bolivar. Tra lustrascarpe, donne mulatte che affettano e spremono frutta fresca, venditori di palesi falsi del pittore Botero - le sculture originali dell'artista colombiano vivente si possono ammirare in Plaza Santo Domingo e nel chiostro dell'ex Convento di Santa Clara, ora hotel di gran lusso -, poliziotti dai gesti e passi resi indolenti dal caldo umido del Caribe, nonché calessi che rumoreggiano sull'acciottolato, sembra effettivamente di trovarsi dentro un racconto di colui che fu la massima espressione del realismo magico. Marquez, quando giunse a Cartagena, amava i miradores: così anche noi saliamo sulla balaustra più alta del Castillo San Felipe, il più grande