Viaggio a Medjugorje sul pulmino rubato: otto pellegrini trevigiani dietro le sbarre

Otto fedeli trevigiani in visita a Medjugorje hanno trascorso quindici ore dietro le sbarre senza cibo perché viaggiavano su un pulmino rubato

Un gruppo di pellegrini di Treviso partiti alla volta di Medjugorje ha trascorso quindici ore dietro le sbarre, senza documenti e tenuti a digiuno.

Gli otto trevigiani di età compresa tra i 60 e i 70 anni, tutti residenti a Fagarè, frazione di San Biagio di Callalta, sono partiti con un pulmino noleggiato. Dopo il viaggio di andata e i giorni passati tra messe e preghiere, i fedeli hanno preso la strda del ritorno.

E qui arriva la sorpresa. La polizia ha infatti fermato il pulmino alla dogana tra Bosnia e Croazia e dopo un'ispezione dei documenti ha intimato alla comitiva di seguire l'auto di pattuglia.

Dopo 30 km i fedeli sono arrivati in una caserma in cui hanno trascorso le quindici ore successive. Il pulmino da 9 posti su cui viaggiavano risultava infatti rubato al noleggiatore italiano e finito in Montenegro nel 2015. Il mezzo era stato poi intercettato dall'Interpol e restituito con la raccomandazione di cambiare il numero di telaio visto che nell'ex-Jugoslavia era stato reimmatricolato. Ma visto che il proprietario se n'è dimenticato è accaduta così la disavventura.

Commenti

venco

Sab, 15/07/2017 - 14:15

Slavi, cosa c'entrano i trasportati con il furto?

Raoul Pontalti

Sab, 15/07/2017 - 14:51

I soliti slavi che masturbano i terminali elettronici senza saperli usare. Denunci il furto della vettura o del passaporto? Sei segnato a vita! La notizia compare sullo schermo dell'operatore al posto di frontiera dopo la passata del (nuovo) documento attraverso il”lettore” e lo scimunito che legge non controlla il seguito: ossia che il veicolo è stato recuperato o che il passaporto rubato non è quello che ha in mano ma un altro pur con medesimo titolare (ed è il caso occorso a me giusto un anno fa alla frontiera polacca uscendo dall'area Schengen alla volta dell'Ucraina). Ma gli slavi sono così castroni che non solo non si rendono conto delle cappelle che commettono, ma per darvi seguito adottano ritmi mediorientali (di un tempo: oggi turchi e iraniani sono solerti alla frontiera) come nel caso costringendo il malcapitato anche a giorni di attesa prima che si chiarisca la questione.