Zanshin tech: l’arte marziale digitale per difendersi dai cyberbulli

Nata in Italia due anni fa, scopriamo le tecniche utili ai più giovani per difendersi dagli attacchi virtuali

La disciplina allena i ragazzi a riconoscere le dinamiche tipiche del cyberbullismo: esistono, infatti, tecniche specifiche sempre uguali che vengono usate per aggredire un “soggetto debole”. Attraverso lo studio di questi meccanismi e le contromosse pensate, è possibile fermare un'aggressione sul nascere ed impedire che diventi un problema più grave.

Zanshin è una parola giapponese che indica lo stato di vigilanza controllata e serena che il maestro di arti marziali deve avere prima durante e dopo un aggressione: è uno stato in cui si è coscienti di tutto ciò che ci circonda (pericoli e aggressori inclusi) senza per questo cedere alla paura, all'ira o ad altri sentimenti negativi.

Il percorso da metabolizzare è lungo, e la disciplina viene svolta in genere un'ora e mezza a settimana in un luogo dotato delle attrezzature necessarie (computer, tavoli, sedie). Al posto delle cinture tipiche del karate, vi sono bracciali che vanno dal bianco al nero, passando per una gamma di colori che riprendono quelli dei fili dei cavi di rete. Tra le tecniche principali, quella del “triangolo”, che permette ai “Guerrieri Digitali” di affrontare il pericolo sempre assieme ad altri due guerrieri.

Questa pratica prevede, inoltre, molti approfondimenti sulle tecnologie sia hardware (computer, cellulari, tablet, ecc) sia software (programmi da utilizzare per tutelarsi, funzionamento dei singoli social network, ecc) in modo da saper usare le tecnologie prima e meglio di chi può farci del male.

Nei livelli successivi al primo, lo Zanshin Tech diventa Peer Education: gli allievi si relazionano contemporaneamente con i più giovani e con i maestri più grandi; da un lato imparano a prendersi cura dei più piccoli, dall'altro ad insegnare agli adulti le tecnologie che potrebbero non conoscere.