La cronologia del sequestro: 15 giorni nelle mani dei talebani 

Milano - È finita l'odissea, durata esattamente 15 giorni, del giornalista de La Repubblica Daniele Mastrogiacomo, rapito nel Sud dell'Afghanistan il 4 marzo scorso. Ecco le tappe della vicenda.

5 marzo Si perdono i contatti con Daniele Mastrogiacomo, inviato de La Repubblica. Il giornalista non dà più notizie di sè dopo essersi recato, con due collaboratori locali, nella zona di Kandahar, dove doveva incontrare esponenti dei talebani.

6 marzo Mobilitazione in Italia per chiedere il rilascio del giornalista. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, conferma: "Mastrogiacomo è in mano ai talebani".

7 marzo I guerriglieri accusano il giornalista italiano di essere una spia per gli inglesi. "Assurdo", è la risposta compatta dall'Italia e dal mondo del giornalismo. Il contenuto di un messaggio audio indirizza i sospetti del rapimento verso il mullah Dadullah, considerato uno dei più feroci esponenti dei talebani.

8 marzo I talebani dicono che la sorte di Mastrogiacomo non è ancora decisa, affermano che il giornalista avrebbe confessato di essere una spia e che per questo sarà processato. Il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni, dice che ogni trattativa per la liberazione del giornalista è subordinata alla prova in vita dell'ostaggio. A Roma si svolge una manifestazione di solidarietà per il giornalista sequestrato e per chiederne la liberazione. Alcuni giornalisti pachistani dicono che Mastrogiacomo è vivo e sta bene.

9 marzo I talebani affermano di essere pronti a liberare Mastrogiacomo se il giornalista dimostrerà di non essere una spia. Il sindaco di Roma, Veltroni, si reca nella moschea della capitale. Anche Francesco Totti, seguito da altri esponenti dello sport, si unisce agli appelli per la liberazione. D'Alema: "La situazione è confusa".

10 marzo Un portavoce dei talebani pone come condizione per il rilascio di Mastrogiacomo il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan. Il mullah Dadullah detta le condizioni di un ultimatum, promettendo di "abbattere" Mastrogiacomo se entro sette giorni l'Italia non fisserà una data per il ritiro delle sue truppe. Fassino: "La politica estera del Paese non può essere dettata da ricatti". La Farnesina invita gli organi di informazione a evitare di diffondere notizie che non siano controllate. Prodi: "Non lesiniamo alcuno sforzo". Il ministero degli Esteri rivela: "Abbiamo indicazioni attendibili sugli autori del sequestro".

11 marzo Abu Omar, il mullah sequestrato a Milano, oggi libero in Egitto, lancia un appello ai "generosi fratelli" talebani chiedendo la liberazione di Mastrogiacomo. I giocatori del campionato di calcio di serie A scendono in campo indossando una maglietta in cui chiedono la liberazione di Mastrogiacomo e dei suoi collaboratori.

12 marzo D' Alema: "Riteniamo che Mastrogiacomo sia vivo. Ci sono canali, soprattutto umanitari, attraverso i quali abbiamo dei contatti con i rapitori".

13 marzo Il ministro degli Esteri si reca alla Procura di Roma per incontrare il procuratore capo, Ferrara. Viene deciso un "coordinamento istituzionale e operativo" tra magistratura e governo. Gino Strada, da Kabul, dà la disponibilità di Emergency per agevolare la trattativa.

14 marzo Viene recapitato ad Emergency, in Afghanistan, un video che ritrae Daniele Mastrogiacomo. "Sto bene", dice il giornalista, che chiede al governo italiano di adoperarsi per la sua liberazione. Il video è stato girato il 12 marzo.

15 marzo Un messaggio audio arriva a una agenzia di stampa afghana. Daniele Mastrogiacomo invita il governo italiano a fare quello che i talebani vogliono entro due giorni, altrimenti, dice: "Ci uccideranno".

16 marzo Un portavoce del mullah Dadullah, Shahabuddin Atal, per telefono a un corrispondente dell'agenzia afghana Pajkwok, annuncia che è stato sgozzato Said Agha, l'autista di Mastrogiacomo, perché "spia" degli inglesi. I talebani dicono che rilasceranno il giornalista e il suo interprete afghano se il governo di Kabul accetterà la loro condizioni. I guerriglieri annunciano che ci sono segnali positivi nel negoziato e che, comunque, una decisione sulla sorte di Mastrogiacomo e del suo collaboratore sarà presa entro sabato.

17 marzo Un comandante dei talebani, Ibrahim Hanifi, dice che la trattativa va avanti in modo positivo. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, chiede che all'auspicata conferenza di pace per l'Afghanistan possano sedere anche i taleban. Il presidente del Consiglio, Prodi, telefona al presidente afghano Karzai.

18 marzo Giornata di voci contrastanti: i talebani prima annunciano, poi smentiscono il rilascio. In mattinata i talebani annunciano di aver liberato il giornalista e il suo interprete. La Farnesina smentisce. Più tardi, il portavoce di Dadullah: "Negoziati positivi, ma è ancora nelle nostre mani. Chiediamo la liberazione di tutti i detenuti di cui è stata fatta richiesta". Nuova telefonata di Prodi a Karzai. Nel pomeriggio il comunicato del ministero degli Esteri: "Tutte le condizioni poste per la liberazione sono state realizzate". Prodi: "Chiediamo silenzio per lavorare meglio".

19 marzo Dopo una mattinata di silenzi e attesa, da Kabul arrivano le prime notizie che danno come libero il giornalista, senza che giunga però alcuna conferma ufficiale. Poi, poco prima delle 15, la notizia tanto attesa: "Daniele è libero".