Il crostaceo del Messico distrugge risaie e canali

Lo hanno soprannominato «gambero killer» un crostaceo voracissimo e molto prolifico che distrugge le risaie e i canali. Non è nato qui, il «Procambarus clarkii» arriva dalla Louisiana o dal Messico, avrebbe dovuto arricchire le nostre pietanze, per questo è stato importato una decina di anni fa, quando sono sorti i primi allevamenti. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Qualche gambero è riuscito a scappare e si è riprodotto a velocità impressionante. Un paio d’anni fa un esercito di crostacei rossi ha invaso lo svincolo autostradale di Firenze Nord, l’area è stata chiusa quasi subito per via dell’asfalto vischioso. È la Coldiretti a lanciare l’allarme: «Interi tratti di canali si sono sbriciolati per causa loro - ha denunciato Francesco Sangalli titolare di un’azienda risicola del Lodigiano -. Questi animali fanno i buchi sugli argini delle risaie provocando perdite d’acqua che dobbiamo monitorare di continuo per evitare danni ai raccolti». Non è finita. Oltre alle piante si mangiano girini e avannotti, «da quando ci sono loro sono sparite le rane». I ricercatori dell’Università di Pavia confermano: la specie è invasiva e molto prolifica. «A sei mesi sono pronti a riprodursi, mentre il nostro gambero d’acqua dolce depone le uova a tre anni compiuti» ha spiegato il biologo Edoardo Razzetti. La femmina della Louisiana si riproduce più volte all’anno e depone ogni volta dalle 300 alle 500 uova. Resiste alle basse temperature invernali e sopporta bene l’inquinamento, per questo non è consigliabile catturare i gamberi per mangiarseli. Il rimedio? Non c’è. La rete irrigua della pianura padana è complicatissima. Per giunta è vietato catturare i gamberi con le mani o con i guadini (i retini da pesca), si possono solo pescare con la canna, ma nessuno lo fa.